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Sisma, sindaco Preci: decreto inopportuno

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Federico Sciurpa
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“Non è il momento opportuno. Come si può pensare di emanare un decreto terremoto a una settimana dal voto? Senza avere un referente, una nuova classe politica, un governatore di qualunque orientamento politico esso sia, che sappia quali scelte e quale programma intraprendere per far partire la ricostruzione. Inopportuno e assurdo dal punto di vista politico: non c'è stato il tempo di un confronto, di preparare un emendamento. Perchè non aspettare sei giorni dopo tre anni di attesa nei quali non si è fatto nulla? Mi sembra solo una questione politica”. Massimo Messi è un fiume in piena. E' sindaco di Preci dallo scorso maggio e gli effetti del terremoto li vede tutti i giorni sui volti dei suoi concittadini, sui ragazzi che se ne vanno, sugli anziani che hanno perso la speranza e sui coltivatori che vivono ancora nei moduli abitativi prefabbricati rurali emergenziali, i Mapre consegnati nel primo inverno e nei quali ora si preparano a vivere per il quarto anno. E da queste parti, a 1.200 metri, la montagna non fa sconti. “Qualunque decisione venga presa a una settimana dal voto è sbagliata - prosegue Messi - dopo tre anni evidentemente la terra brucia ma qui da noi le persone continuano a vivere nei prefabbricati con gli scarichi a cielo aperto. Qui in Valnerina, solo i sindaci e i paesani sanno veramente come stanno le cose. Che per 5 centesimi si devono rimandare indietro le pratiche, che per un terrazzo posto sotto vincolo non si riesce a riaprire un'abitazione. Che i tecnici mettono le pratiche in un cassetto perchè vedono che tutto resta fermo. Chi sa che a Preci non c'è una chiesa, una palestra, un luogo di aggregazione? Perchè facciamo tutto nello stesso prefabbricato di 150 metri quadri della Caritas: dai matrimoni, ai funerali, dal consiglio comunale, alle feste di carnevale. Questa è Preci a oltre tre anni dal sisma del 2016”. Messi non smette di parlare, di raccontare la vita di tutti i giorni di un borgo fiore all'occhiello della Valnerina che ora non ha più neanche una campana a dare un segnale di vita. “Abbiamo chiesto di far tornare a funzionare la campana e l'orologio del paese. Sono state messe in sicurezza ma non suonano: ci hanno detto che servono altri 30 mila euro. Ho pure espresso un desiderio: di poter riaprire almeno una chiesa, un posto per pregare, ma non so se ci riuscirò”. In una terra che ha imparato a vivere con i terremoti, nel 1979, nel 1997 e ora nel 2016 non si molla: “La Valnerina ha sempre trovato il modo di cavarsela. Ma ci dicano se a questa ricostruzione ci dobbiamo credere o no?” si domanda il sindaco di Preci. Patrizia Antolini