Tratta di donne dalla Nigeria, chieste condanne per 59 anni

Il tribunale di Perugia

Perugia

Tratta di donne dalla Nigeria, chieste condanne per 59 anni

10.10.2019 - 23:01

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Quattro condanne a 59 anni di reclusione sono state chieste per altrettanti nigeriani, colpevoli, secondo la Procura, di associazione per delinquere (con l’aggravante mafiosa) finalizzata alla tratta di esseri umani e alla riduzione in schiavitù di ragazze che arrivavano a Perugia per essere introdotte alla prostituzione passando per l’inferno della Libia.
“Quando tornerà a casa la picchierò con la frusta, così imparerà a comportarsi bene”, diceva la “madame”, Glory Osakpamwan, per cui il pm, Giuseppe Petrazzini, ha chiesto 18 anni di carcere. Altri 20 ne ha chiesti per il fratello, Ernest Osakpamwan, 13 per Unity Edokpor e 8 per Okuson Bright. Il magistrato ha inoltre sollecitato l’assoluzione per Sylvester Idele. Secondo quanto ricostruito dai poliziotti della squadra mobile che portarono avanti l’indagine, il gruppo avrebbe portato a Perugia diverse ragazze e poi, per farsi pagare il debito di ingaggio le ha sfruttate facendole prostituire sotto minacce di morte, violenze fisiche, psicologiche e perfino riti vodoo. L’inchiesta partì a fine 2016 quando una delle vittime, una minorenne, si ribellò e andò in questura a Perugia raccontando di essere stata rapinata e costretta a rapporti sessuali a pagamento da una sua connazionale (Glory) che, insieme al fratello (Ernest) le aveva proposto di venire a lavorare in Italia. La 17enne era scappata dopo essere stata costretta a prostituirsi. Poi era tornata indietro a Perugia ed era stata aggredita. In questura era arrivata con i segni ancora addosso. Da quel momento scattò l’indagine e i quattro finirono intercettati e pedinati. Nel 2017 vennero arrestati dalla squadra mobile e si trovano ancora adesso in carcere. Dalle migliaia di chiamate finite agli atti si evince il collegamento con altri soggetti libici rimasti non identificati. “I soccorsi sono arrivati quando la nostra barca stava affondando”diceva una delle ragazze al telefono. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Barbara Romoli, Donatella Panzarola, Francesca Fioretti e Vincenzo Bochicchio. Si torna in aula per la sentenza il 14 novembre.
Ma questa è solo una delle inchieste sulla tratta di donne di origine nigeriana portate a Perugia e soggiogate da un’organizzazione criminale. Nel luglio dello scorso anno infatti vennero arrestate altre sette persone, e una finì ai domiciliari. Lo scorso aprile infine, la squadra mobile - come nel 2017 - ha arrestato altri tre nigeriani. Dalle carte di quest’ultima inchiesta è emerso che una delle ragazze era morta nella traversata. E, anche in questo caso le condizionia cui venivano costrette le ragazze che dovevano pagare il debito di ingaggio, erano drammatiche. “Lasciala perdere, fagli prendere ancora un po' di fame”, diceva una delle donne a capo dell’organizzazione.

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