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Ceri, l'emozione del primo capitano Piero "Zanzi" Radicchi

Il primo capitano Piero

Euro Grilli
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Se chiedete a Gubbio chi sia Piero Angelo Radicchi, alcuni potrebbero rispondervi di non conoscerlo. Ma se dite “Zanzi” allora tutti dicono: “E' il primo capitano”. Sangiorgiaro, figlio di sangiorgiari della manicchia di San Martino, “Piero” prima di essere capitano è stato capodieci. “Sono stato eletto nel 2001 - dice un po' emozionato - ed è stata una giornata indimenticabile. Ricordo ancora, attimo per attimo, il momento dell'Alzata quando ho guardato tutti i sangiorgiari negli occhi e il mio pensiero è andato anche a mio figlio Alessandro, il più piccolo (gli altri sono Marzia e Giorgio) che si trovava sulla finestra dell'amico “Rex” a palazzo Ranghiasci”. Da ceraiolo hai fatto pezzi importanti (il Corso a Santa Maria e la Piazza di San Martino), adesso il primo capitano… “Sì, ho fatto proprio tutto, anche il capocetta, nel 1992, quando il Cero di San Giorgio è stato alzato dall'amico Paolo Coldagelli. Comunque ho rassicurato Stirati: la poltrona di sindaco non mi interessa”. E da ultima la nomina a primo capitano. “Lo dicevo prima: posso essere considerato un fortunato dei Ceri”. Che differenze ci sono tra le due “investiture”? "Quando sono stato eletto capodieci partivo battuto secondo i sondaggi e quindi la soddisfazione è stata doppia. Ero ancora un ceraiolo a tutti gli effetti. Con il passare degli anni devi giustamente lasciare il passo ai giovani e quindi sono passato dall'altra parte, come si dice: a battere le mani. Quando due anni fa il mio nome è stato estratto dal bussolo è stato come tornare ad essere parte attiva della Festa e la sensazione è stata molto bella”. Ad un tratto lo sguardo di Zanzi si incupisce: “Per via di un lutto familiare avevo deciso di rinunciare - confida - poi però i miei figli hanno insistito e oggi sono fiero e contento della scelta fatta e di onorare l'impegno in nome e per conto dell'Università dei muratori, scalpellini e arti congeneri”. E il saluto a tutti gli eugubini? “Che possano vivere il 15 maggio come una vera Festa, in maniera allegra e spensierata, ma con grande devozione per il nostro vescovo Sant'Ubaldo”.