Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

"Sulle tre discariche andremo fino in fondo e non faremo sconti"

Alessandro Antonini
  • a
  • a
  • a

Denunce, ricorsi al Tar, ordinanze sospese. E i rifiuti che sono lì a inquinare e a mettere a repentaglio ambiente e salute. Il caso delle tre discariche di Gualdo Tadino, dove ha messo gli occhi l'Unione europea comminando una maximulta da oltre 750 milioni, è intricato e fitto di passaggi legali da rendere quasi inestricabile in percorso di bonifica. Il Comune, con il sindaco Presciutti, ribadisce che andrà sino in fondo denunciando un clima a dir poco pesante quando assicura che non si farà intimorire. “Su Vigna Vecchia, Palombara e Pian delle Quaglie - scrive Presciutti - abbiamo dimostrato con atti e fatti che non intendiamo fare sconti a nessuno. Sono situazioni datate che abbiamo fin da subito affrontato con grande determinazione e la massima trasparenza. Personalmente è mia intenzione andare fino in fondo nella ricerca delle responsabilità, andremo dritti per la nostra strada. Su temi come questi bisogna agire e non dire, e noi stiamo agendo”. (Leggi anche La valle dei fuochi in  salsa gualdese) Gli uffici tecnici municipali hanno ricostruito gli iter dei tre siti, aree diverse ma unite da più di un fattore comune. Vigna Vecchia L'ex cava Vigna Vecchia è stata autorizzata nel 1992 e nel 1997 sono stati rinvenuti carcasse di elettrodomestici, residui di demolizione e materiale bruciato. Il sito nel 2006 è stato inserito nel piano regionale di bonifica e subito il Comune di Gualdo Tadino si è attivato emettendo a carico del proprietario dei terreni (quale responsabile in solido in quanto le indagini fino ad allora non avevano individuato i reali responsabili) un'ordinanza finalizzata alla redazione ed esecuzione del piano d'indagine ed alla successiva eventuale bonifica dell'area. Il proprietario fatto ricorso al Tar Umbria. Non essendo stata emessa sospensiva, una volta decorsi i tempi concessi con l'ordinanza, il Comune di Gualdo Tadino si è sostituito al proprietario inadempiente provvedendo, in accordo con Regione, Provincia e Arpa, all'esecuzione di indagini che hanno evidenziato il superamento delle concentrazioni limite sul suolo previste dalla normativa per piombo, manganese e cloroformio. Si è quindi provveduto a redigere un progetto di messa in sicurezza e il 29 dicembre 2015 la Regione ha finanziato complessivi 657.254 euro. Espletate le necessarie operazioni di gara d'appalto, il 16 maggio scorso, i lavori sono stati consegnati e la conclusione è prevista per novembre. Nel frattempo il Comune ha avviato la procedura di recupero delle somme spese e ancora da sostenere, inviando ai responsabili in solido formale comunicazione di costituzione e messa in mora. Palombara  Anche Palombara è una ex cava autorizzata negli anni Novanta e utilizzata nel periodo dell'emergenza post-sisma del 1997 come sito di stoccaggio di macerie. L'area è stata prima inserita e poi esclusa dai piani di bonifica per assenza di contaminazioni. Nel corso degli anni successivi su questi terreni (tutti di proprietà privata) sono stati abbandonati, da parte di ignoti, ingenti quantitativi di rifiuti. Da oltre un mese il Comune ha avviato degli interventi di rimozione e smaltimento dei rifiuti il cui termine è previsto entro il mese di luglio. Durante le operazioni di ripulitura, monitorate dall'Arpa, sono stati rinvenuti rifiuti urbani di vario genere (elettrodomestici, ingombranti, macerie, scarti vegetali, ramaglie) e qualche frammento di eternit che è stato rimosso e avviato a smaltimento. Pian delle Quaglie Pian delle Quaglie è una cava autorizzata nel 2010 con un progetto che progetto prevede il “ritombamento” mediante l'utilizzo di terre e rocce da scavo e fanghi di lavaggio. L'iter è stato regolarmente autorizzato dalla Provincia su una porzione di cava, non sulla restante che dunque è stata oggetto di sequestro da parte del Nipaf del corpo forestale e il Comune di Gualdo: qui i campioni analizzati non hanno riscontrato contaminazioni. Non così nella porzione autorizzata: è stata accertata la presenza di materiale con concentrazioni sopra la soglia di arsenico e nichel. È scattata la prima ordinanza sindacale (3 giugno 2015) di rimozione ma il Tar, accogliendo il ricorso, l'ha sospesa. Le ditte in ogni caso hanno provveduto a rimuovere e smaltire una parte dei rifiuti, mentre la restante parte è stata rimossa e isolata con teli impermeabili. Sul fondo dello scavo sono stati prelevati campioni le cui analisi hanno evidenziato l'assenza di contaminazione da arsenico e nichel ma è stato riscontrato il superamento della concentrazione limite prevista per gli idrocarburi. E' stata quindi emessa una nuova ordinanza sindacale (e siamo al 26 gennaio 2016) nei confronti delle stesse ditte che in questo caso hanno avanzato ricorso al Tar dell'Umbria e anche in questo caso il tribunale amministrativo ha emesso provvedimento di sospensione dell'efficacia dell'ordinanza. E i rifiuti, in spregio all'ambiente e alla salute, restano lì a inquinare falde e terreni. Ma va avanti l'inchiesta di carabinieri e Forestale che sta portando a inediti sversamenti e coinvolgimenti. Fino ad arrivare, sembrerebbe stando alle ultime novità degli atti di indagine, ad alcuni cantieri legati alla Quadrilatero.