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Sgozzò l'ex fidanzata, in aula le immagini choc del massacro

Il luogo del delitto a Gualdo Tadino

Sara Minciaroni
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Seconda udienza choc giovedì 10 luglio nell'aula Affreschi del tribunale di Perugia per il processo a carico di Danut Barbu, imputato per l'omicidio della giovane Ofelia Bontiu avvenuto a Gualdo Tadino l'8 marzo del 2014. In aula davanti alla Corte d'Assise di Perugia presieduta dal giudice Gaetano Mautone sono state proiettate le immagini del corpo della ragazza nella piccola camera da letto dell'affittacamere dove intorno alle 14.30 del giorno della festa della donna ha trovato la morte. “Quando i medici del 118 arrivano sulla scena del delitto Ofelia è già morta”, raccontano in aula nelle loro testimonianze i carabinieri intervenuti, “il cuore del suo assassino invece batteva ancora, nonostante si fosse inferto un taglio alla gola e ai polsi”. Barbu, difeso dall'avvocato Antonio Cozza, era presente nella “gabbia” dell'aula affreschi, piantonato dalla polizia del carcere di Spoleto dove è adesso detenuto, nessuna espressione sul suo volto, lo sguardo fisso alle immagini proiettate del video girato dai carabinieri di quel primo sopralluogo, quando il corpo di Ofelia è stato trovato supino sul letto, immerso in una pozza di sangue. Sul muro bianco, si vede nei frame, sopra il letto una scritta col sangue in lingua rumena “come ha sofferto la mia famiglia e sta soffrendo così soffra anche la tua”. Lettere in stampatello, una insegna enorme, lunga quanto la spalliera del letto matrimoniale, su tre righe. Ofelia è stata prima colpita da una tavola di legno alla testa e poi ferita con più ferite profondissime alla gola. Il colpo alla nuca deve essere stato violentissimo, come conferma il medico legale Luca Pistolesi, tanto da far saltare tre denti alla vittima poi ritrovati e repertati sulla scena del crimine. Più di mille euro stracciati e intrisi di sangue sono stati rinvenuti a terra sul pavimento della camera di Gualdo Tadino. Indice di un litigio, quello che secondo gli inquirenti ha scatenato la furia e che venne descritto all'epoca della formulazione dell'accusa come la volontà dell'uomo di convincere la ragazza a seguirlo in Inghilterra e del suo relativo rifiuto. “Sono venuto a prendere la mia ragazza per portarla in Inghilterra perché lei non vuole fare il viaggio da sola”, è questo quello che Barbu disse alla signora dell'affittacamere teatro del massacro e poi il giorno dopo le confidò “forse mi sta prendendo in giro”. Il 4 aprile 2014, circa due mesi dopo il fatto, inoltre la sorella dell'imputato ha indicato agli inquirenti un luogo dove Danut aveva collocato una corda, forse nel suo piano già premeditato di togliersi la vita, in una zona in campagna poco fuori Gualdo Tadino.