giovenale, anton carlo ponti

Giornaliste d'Umbria

28.09.2016 - 10:47

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Ho letto che fra venti-trent’anni le donne saranno insediate in tutti i settori e i comparti nel 60% dei posti apicali. Agli inizi del Novecento penso fossero uno zero virgola. Prendiamo in esame la categoria dei giornalisti iscritti all’Ordine. In Umbria le giornaliste professioniste (dati 2012) sono 118 su 309, il 30%. Ma di certo sono oggi aumentate. Quando l’Ordine umbro non c’era ancora, negli anni Sessanta, le firme femminili si contavano davvero in una mano. Rammento di quei tempi arcaici Eliana Pirazzoli, da Città di Castello, firma de “Il Messaggero”, penna brillante d’innumerevoli temi. E la bresciana, da oltre mezzo secolo a Terni, Franca Calzavacca, giornalista culturale di lunghissimo corso (“Ansa” e altre innumerevoli testate), critico d’arte e curatrice di mostre, poetessa di conio raffinato. Il giornalismo umbro era appannaggio dei maschi. Quanto alle pubbliciste (dati 2012), su 1.160 iscritti le donne sono 360 (28%). Un’onda travolgente. Le trovi in Rai, dove conducono radio e telegiornale, sono inviate sul luogo di eventi lieti e di disastri, vedi il terremoto del 24 agosto e, dicono i geologi, del “salutare” sciame sismico come valvole di sfogo dei crolli sotterranei. Le trovi generalmente, salvo rare eccezioni, agguerrite, spigliate, pronte alle domande e alla risposte. Lavorano nelle emittenti private e negli uffici stampa pubblici e privati. Se si sfogliano i tre quotidiani cartacei, i due con redazioni umbre, e il nostro “Corriere”, ci si imbatte in decine di ragazze che scrivono bene, salvo eccezioni fisiologiche, con nomi che si alternano, alcuni arrivano e altri se ne vanno, perché la crisi occupazionale c’è, troppi cittadini ahimè non comprano il giornale quotidiano come preghiera del mattino dell’uomo moderno, come voleva Georg Wilhelm Friedrich Hegel, insomma una preghiera laica che faceva inorridire Baudelaire e stuoli di denigratori della stampa e dell’informazione. Figuriamoci quel che avrebbero detto della televisione Balzac o Tolstoj o Cesare Cantù. Eppure, immaginate una nazione priva di giornali liberi, con tutti i limiti di questo magico aggettivo, Sarebbe muta, come muta, e sorda, una società che avesse soltanto un giornalismo di regime, una “Pravda” (?P?B?A) solo di nome verità. Proibito divagare. Il tema dell’odierno Giovenale è “Giornaliste d’Umbria”, un tema che non è peregrino come sembra, attiene al lavoro, alla giusta retribuzione per una prestazione, ai contributi, alla pensione, alla tranquillità socio economica d’oggi e di domani. Le donne avanzano, il corso della storia è inarrestabile, l’Italia non brilla per diplomati e laureati (apprezzabile Francesco Rutelli, si dice buon sindaco di Roma, che intende pigliarsi il “pezzo di carta” a più di sessant’anni), migliaia di ricercatori emigrano perché la meritocrazia non abita qui, vedi alla voce Università, dove il cognome pesa. Ma la vita è popolata di donne che si son fatte da sé, combattendo la concorrenza e la raccomandazione, sfidando il vizio di pagare la donna a parità di lavoro un 20-30% in meno. Ben venga la giornata della fertilità, dove si son fatti errori macroscopici nella comunicazione, affidata, al solito, non al top ma agli amici degli amici, ma il problema esiste o no? Se invece di rubare a man bassa per dritto e per rovescio, si ponesse mano ad aprire asili nido, a dare “stipendi di maternità” anziché la miseria degli assegni familiari, per cui il salario di un padre di quattro figli è di poco superiore a quello di un single o di uno senza figli a carico? Misteri dell'economia e della burocrazia. E resta intatto l’arcano dell’evasione fiscale che imperterrita, trionfale e trionfante domina questo meraviglioso e disastroso paese dove fioriscono i limoni, dove impinguano dubbi e corruzione, e sfiducia nella politica, dove tribuni sfacciati e volgari convincono indifferentemente borghesi, rivoluzionari, ricchi, evasori, pavidi, filosofi e sfigati. E poi dice che le ideologie sono morte e sepolte sotto il muro di Berlino. Non è questa che demolisce i partiti, quando son ridotti al lumicino, l’ideologia del no sempre e comunque? L’ideologia dell’irrazionale sulla sensatezza? Il cupio dissolvi sulla scena del mondo, quando la vita “è una storia raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, e che non significa nulla”.
Pessimismo cosmico, ma Macbeth ha le mani macchiate di sangue, affamato di potere. Al contrario, le giornaliste d’Umbria, giovani e giovanissime, perfino coraggiose croniste d’inchiesta, sono armate di penna e taccuino, di registratore, di tablet e altre diavolerie informatiche (che Giovenale trova riprovevoli: perché non sa usarle), che permettono loro in tempo reale d’informarsi su quel che accade sul pianeta e di collegarsi a Google digitando su, anzi sfiorando minuscoli aggeggi grandi quanto il palmo della mano.

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