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Che cosa dice la statua di Giulio III?

Anton Carlo Ponti
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Eccovi una bella storia Perugina. Non ci andrebbe la p maiuscola ma poi capirete perché. Allora. Nel 1858 il grande scrittore statunitense Nathaniel Hawthorne (1804-1864) l'autore del capolavoro "La lettera scarlatta", è a Roma da turista e resta folgorato dal Fauno di Prassitele in Campidoglio. Decide di dedicargli un romanzo italiano e sarà "The Marble Faun", il fauno di marmo (Giunti, 1995). Fin qui niente di eccitante, ordinaria erudizione letteraria. Se non fosse che due capitoli (XXXIV: Giorno di mercato a Perugia e XXXV: La benedizione del Pontefice di bronzo) sono dedicati a Perugia, dove i protagonisti, due giovani (lo scultore Kenyon e il conte Donatello) e una ragazza, vivono un giorno di mercato in piazza della Fontana e Miriam e Donatello finalmente si dicono amore. "Perugia, sulla maestosa cima d'un colle, fu raggiunta prima che il sole avesse completamente spazzato via coi suoi baci la prima frescura del mattino. Era piovuto a dirotto da mezzanotte, era verde come l'Inghilterra e luminosa come solo l'Italia sa essere. C'era l'ampia vallata che precipitava e si distendeva da ogni lato dai bastioni erbosi, delimitata da in lontananza dalle montagne che dormivano distese al sole, con foschie leggere e nubi argentate intorno alle vette, quasi fossero sogni mattutini". Poi: "Per caso a Perugia era giorno di mercato. La grande piazza offriva uno spettacolo vivace e c'era una folla tutta presa dagli acquisti e dalle vendite al minuto di una fiera paesana: berretti e cappelli, calze di filo, bigiotteria, posate, dolci, giocattoli, ferro vecchio, stoffe, libri specie d'argomento religioso." Per le antiche straducole s'incontrano uomini cenciosi, madri e mogli distrutte dalle preoccupazioni. I visitatori sono interessati alla grandiosa architettura del passato. "La vita dell'attimo fuggente, che esiste nell'antico involucro di un'epoca passata, suscita un fascino che non hanno né il passato né il presente. La grigia cattedrale e i palazzi intorno riecheggiavano l'esuberante clamore del mercato, e costringevano il suono a una specie di ritmo poetico ed essi stessi apparivano ancor più maestosi grazie alla loro condiscendenza." Dice Kenyon che ogni volta che arriva a Perugia studia la statua di Papa Giulio III. Domanda se la vogliono veder da vicino, e Donatello risponde che sì, gli sembra che la statua stia impartendo una benedizione e in cuor suo spera di poterne condividere il crisma. Il Papa se ne sta agghindato ancora oggi, con i paramenti sacri e la tiara in testa, seduto sul seggio di bronzo, come la fece Vincenzo Danti nel 1555. Per i perugini è così famigliare che non la vedono neppur più, ma neanche per i turisti è rilevante, è una specie di presenza bronzea di cui non si capiscono nesso e costrutto, eppure è benedicente, indice e medio uniti della mano destra guantata, tanto che se ne accorge un visitatore inquieto e innamorato come Donatello, e non sa che una nomea di sodomita aleggiò sempre intorno alla vita sessuale del pontefice. Quel che conta, però, è che, da segni infinitesimali, la statua non può non dir no alla distruzione della Loggia di Braccio, opera dei moderni lanzichenecchi, imprenditori e amministratori che antepongono il "particulare" guicciardiniano al bene della città. Ah! se leggessero ogni tanto un libro anziché solo listini di borsa. Non la bellezza salverà il mondo ma la finanza e il business. Ma che vuoi, Giovenà, diranno le anime beate, ma ci sono in ballo posti di lavoro! Precario, rigorosamente con voucher mi raccomando. Altrimenti la statua di bronzo potrebbe crollare a terra dallo sconforto. E allora, perbacco, sul plinto potrebbe issarsi un enorme luminoso cioccolatino Perugina. Tanto siamo rotti a tutto. In questa città di cacao.