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San Francesco e Hitler

Anton Carlo Ponti
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Interrogo il mio alter ego: Braccio 1416? No grazie. E' come festeggiare Caporetto (©Alberto Grohmann). Rimborsi-spesa dei consiglieri regionali? No grazie. E' come iscrivere Dracula all'Avis. Che noia! sbuffava Sandra Mondaini. Meglio andare su fatti meno ridicoli, perché la situazione è grave ma non è seria si lagnava beffardo Ennio Flaiano. O tempora o mores! È il tempo in cui la parola chiave è: credo quia absurdum. Non c'è nulla di meglio del latino, per lenire le ferite leccandosele. Come un gatto ferito. Camminiamo su lastricati di mercurio, barcolliamo sotto la sferza dell'incredibile, del dannato, dell'efferato, della barbarie, dell'assurdo. Circondati da vicende grottesche che sembrano vere per quanto ormai giornaliere e domestiche. E accadimenti che sembrano uscire da fantasie di romanzieri alla Verne o alla Wells e invece son reali. Solidi come porfido. La solitudine, poi, è condizione sempre più illogicamente presente, pur fra tripudi e bagordi e feste e cachinni. Tutta apparenza, ahimè. Tutto teatro, direbbe il duo Camilleri-Montalbano. Perché questo titolo? Enigmatico? Non mi pare. Da un lato Francesco: il Bene assoluto. Dall'altro il Male assoluto: Adolf Hitler. (Italia-Germania 4-3). Ma qual è la ragione di questa dicotomia? Il Caso del bus in Catalogna versus il Caos di Bruxelles? Il colpo di sonno di un autista versus il kamikaze stragista? Questa la società che si profila ai nostri nipoti e pronipoti? Si è in guerra, una guerra in cui se sei fanatico e non hai paura di morire e il tuo nemico che è uomo e non bestia ne ha, rischi di vincere. Purché ingeneri paura e terrore. Davanti a questo quadro, e sulla scorta di numerosi recenti studi sul bene e sul male, “laLettura” ha interrogato alcuni intellettuali, cercando di mettere a fuoco l'eterna domanda se l'uomo nasca buono o cattivo. Paul Bloom risponde col libro “Buoni si nasce” (dunque cattivi si diventa?). Per lo psichiatra l'uomo ha allo stato di latenza il conflitto fra ragione e pulsioni emotive. Il male è originato da rabbia, invidia, odio, ira, aggressività. Si diventa insensibili alle sofferenze altrui, dunque di una cattiveria spaventosa. Bisogna capire i gesti, non giudicarli. Per il filosofo della scienza (Giulio Giorello) l'uomo dovrebbe essere guidato dalla ragione, secondo Baruch Spinoza essere Dio per l'altro uomo, invece lo ossessiona la morte propria o altrui Ancora Spinoza: “L'uomo libero non pensa a nulla meno che alla morte, e la sua sapienza è meditazione non della morte ma della vita”. Per l'antropologo, il bene e il male ci sono davanti, non dietro, ed è la cultura non la natura che decide se farci buoni o cattivi. Il teologo indica la Croce come libertà dal Male. Perché è la sola via del riscatto. Nonostante la storia ci dica che il male ha dimensioni cosmiche. Per la filosofa teoretica (Donatella Di Cesare) il male si annida dove, nel brusio dell'esistenza, non si ascolta la voce dell'altro (solo Io e non, alla Capitini, Tu e Noi), e sempre per Spinoza il male e il bene non hanno una volontà autonoma, c'è sempre la scelta; ma siamo liberi?, no, è una illusione scellerata dell'Illuminismo, possiamo solo reagire. E il poeta? Il poeta (Giuseppe Conte) ci dice che ci salvano dal male l'arte e la democrazia, una ragione pura e severa sgomina i peggiori istinti. Per l'artista (Mimmo Paladino) la bellezza non può rendere cattivi, l'educazione ha un suo ruolo primario, quindi l'uomo nasce buono e può divenire cattivo. E la Storia ci dà Hitler e San Francesco. Elementare, Watson! Ma lascio concludere Guido Ceronetti, citato da Aldo Grasso: “A misura che avanziamo nel tragico, il senso del tragico diminuisce”.