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La Befana vien di notte

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Anton Carlo Ponti
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Il 2016 è appena nato. Nessun profeta, augure, indovino, oroscopista, medium, chiaroveggente, negromante sa quel che accadrà. Qui sulla “terra degli uomini”, per citare, solito vizio, il libro di Antoine de Saint-Exupéry (1900-1944), aviatore-scrittore, ossia la fiaba "Il piccolo principe", libro più diffuso dopo la "Bibbia". Restando a questo pioniere del volo, precipitato nel Mediterraneo sul suo piccolo aereo, Icaro tecnologico e temerario (perché l'aria è insidiosa quanto l'acqua e il fuoco), domani è la Befana che vola nei cieli a cavallo della scopa, vecchia e brutta, fantoccio che bambine e bambini amano perché porta carbone ai cattivelli e dolciumi ai buoni. Se Epifania è Apparizione del Divino, i Magi vengono chiamati alla mangiatoia da una stella, la Befana laica e folkloristica, accettata dalla Chiesa, è simbolo irrinunciabile in Occidente. La Befana solca gli spazi aerei come un jet, scende giù per la cappa del camino fuligginoso e dispensa doni e poesia in un mondo arido e fatto sempre più inospitale: calore in aumento, polveri sottili che uccidono i polmoni, oceani che si gonfiano, iceberg che si sciolgono, ghiacciai che si ritirano come maglie di lana lavate male. Che terra lasceremo ai nostri nipoti? C'è tempo fino al 2050. Poi: catastrofe. Questo vecchio, rachitico mondo, mondo maltrattato dagli abitatori esploderà o imploderà. E non basteranno miliardi di Befane a salvarlo dal diluvio, a meno che non nasca un novello Noè a mettere a galla un'arca salvifica. Sì, stiamo sereni e fiduciosi. Finché ci sarà un poeta, Giovanni Pascoli. a cantarla: "Viene, viene la Befana | vien dai monti a notte fonda,| com'è stanca, la circonda | neve e gelo e tramontana". Finché i bambini crederanno alle favole e da grandi non si faranno ingannare da maghi e fattucchiere. Né da talk show belluini animati da una fauna di squallidi guru. Ma che porterà nel suo sacco, anzi nella sua magica calza la vecchina volante, un po' Trilli e un po' Mary Poppins, entità amica e misteriosa del mondo incantato delle fate? Oh avessimo la chiave o il cuore della formula: supercalifragilistichespiralidoso, per dirimere conflitti, risanare argini dei fiumi, ossigenare aria, ripristinare ordine naturale delle stagioni, distribuire ricchezza equanime. Per la prima volta nella storia della Repubblica un Presidente ha nel suo messaggio di fine anno citato il tema dell'evasione fiscale, brutalmente scandendo la cifra impressionante: 122 miliardi, pari, ha detto con amarezza, a quasi otto punti di Pil. Un discorso breve, affettuoso, da bonus pater familias, irradiato dal salotto sobrio di casa sua. Uno di noi. Saggio, pacato, ha ri-dato fiducia. Il volto bello e lindo della politica. L'Umbria ha bisogno sì di certezze, ma anche di pace sociale - ma le differenze stimolano e smuovono le acque torbide e le incrostazioni dell'abitudine e del laissez faire, laissez passer - e politica, creativa, perfino solidale in certi punti cruciali. Per progetti e grandi opere. Mai fare opposizione per posizione preconcetta o elettoralistica. La divisione non paga. È la somma dei fattori a cambiare le cose. Divide et impera è la formula dei tiranni. Che cosa ci porterà nella sua calza rattoppata la Befana? Io spero proprio questo. La pace costruttiva, la fantasia e l'immaginazione al potere. E milioni di turisti che amino la bellezza della nostra terra degli uomini e delle donne, in cerca di civiltà, e noi Umbri, se ci mettiamo insieme, e non da separati in casa, possiamo rammendare gli strappi e suturare le ferite perfino.