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San Francesco e la Lega

Anton Carlo Ponti
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Sembra che Santo Francesco abbia chiamato al cellulare il conductor della sua città natale, mi sembra Assisi, per complimentarsi con lui per l'alleanza elettorale con quel patriottico tribuno che risponde al nome di Matteo (numero 2) Salvini, un lombardo duro e puro, campione di tolleranza e di applicazione evangelica nell'azione politica, insomma di accoglienza. Umana. Si è mosso, pare, anche Alessandro Manzoni - ma per lettera, a Don Lisander non riescono gli sms neppure in dialetto meneghino -, che si è detto entusiasta: “Finalmente una buona notizia per chi, come me, modestamente, con un romanzetto abbastanza buono, si è battuto per unificare la lingua d'Italia e definendo una volta per tutte, in “Marzo 1821”, l'idea di Patria: "Una d'arme, di lingua, d'altare, di memoria, di sangue, di cor”. Intendiamoci, la Lega Nord è cambiata. Non parla più di respingimenti in barba al diritto del mare, ma sì di radere al suolo i campi Rom (e perché non dei Sinti?). Vuole blocchi navali che sarebbero atti di guerra. Magari solo italici. Intendiamoci, non che non esista, tragico, il problema dell'immigrazione di massa o il pericolo dei tagliagole islamici, fanatici al cubo, che sgozzano e abbattono con la mazza la bellezza della storia e della memoria sedimentata nei musei e nei luoghi archeologici. Ma non è litigando che il nero della storia può illuminarsi. San Francesco (letture consigliate le vite scritte da Paul Sabatier e dall'umbro di Marsciano Luigi Salvatorelli) andò dal Sultano, digiunava, baciava il lebbroso, ammansiva il lupo, ogni giorno sposava la povertà in nozze di assoluta rinuncia, predicava l'amore di Gesù Cristo a tutte le creature, amava con passione natura e animali. Ebbene, anche se la Lega Nord è diventata un po' Sud e un po' Centro, se ha rinunciato alla secessione e al disprezzo verso i terroni, pure se il suo caudillo varca con svelto piede Scilla e Cariddi, accoglie nel suo aggregato raffinato tutti, grano e loglio, perfino Casa Pound e non disdegna Marine Le Pen. Con tutto il rispetto per le opinioni e le posizioni altrui, la Lega di casa in Umbria ce la vedo maluccio. Questione di pelle. O per un'idea sentimentale del francescanesimo. Non vedo possibilità di contatti intellettuali o etici fra Salvini e il “Cantico delle Creature”. Anche perché fra i lombardi e gli umbri non percepisco onestamente un gran feeling, lungo i secoli della storias; pur riconoscendo che ne “I Promessi Sposi” c'è un pregevolissimo campione di carità cristiana e di fede e di resistenza all' arroganza dei potenti. Parlo del cappuccino Fra Cristoforo, omicida pentito e convertito. E poi, le ultime uscite di Salvini sui disperati morti nel Mediterraneo, secondo alcuni ormai Mar Morto, con accuse antigovernative, strumentali e elettorali, non depone in favore di soluzioni possibili. Solo dialogo e armonia possono evitare battaglie di retroguardia all'insegna di cinici "per qualche voto in più". Passando a cose di casa nostra, il direttore di questo giornale ha espresso il suo parere sulla politica umbra che si appressa al 31 maggio e si appresta ad affilar le armi dialettiche, programmatiche, cartellonistiche. Mentre le prime due mi paiono un po' spuntate, con le polveri umide, al contrario è solo all'incipit la festa, il festival, il tripudio di manifesti sesquipedali che invaderà i muri delle nostre città. Quelli canonici e qualche superficie abusiva, come no? Facce, facce, facce, slogan vuoti come bottiglie di birra abbandonate lungo le prode dei giardini e sui cigli dei marciapiedi, parole parole parole, vacillanti e inutili che tanto i consensi sono un mistero. Santi e camaleonti, ha titolato Anna, osservatrice impietosa di arroccamenti e di cambi di casacca e di ronzino, per una corsa il più delle volte per raggiungere il potere, un piccolo potere ben retribuito a fronte di circoscritta fatica. Una house of cards di portata minima, come il Clitunno rispetto al Mississippi. Aristotele disse che l'uomo (e ora la donna) è per natura animale politico, ma prevalga il secondo termine. Certo t'assale mestizia molta se si pensa ai primi Consigli regionali, pieni di passione, sì pure farciti di qualche funzionario di partito di troppo, ma anche di una vasta fetta di persone di preclara qualità. Ora, da quel che leggo, non c'è un intellettuale robusto, un docente universitario di razza, uno scienziato famoso, qualcuno capace di imprimere energia e fantasia alla routine e alla burocratica visione del mondo. Forse, me lo auguro, mi sbaglio, ho idee poche e confuse su questi piani sequenza della nostra storia umbra hic et nunc, ma la sensazione è che non il meglio del meglio corra o venga scelto alle cariche amministrative da cui scaturirà ordine, legalità efficienza, giustizia. Quanti litigi e rabbie. Intanto è scesa in Assisi la Lega Nord, ambasciatrice di dialogo e di fratellanza. Godiamoci l'evento. Ma, ammonisco con Alcide De Gasperi: Politica vuol dire realizzare.