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La corruzione è una forma di sopraffazione

Anton Carlo Ponti
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Oh! Finalmente un altro scandalo. Ci sentivamo un po' orfani noi onestuomini. Vabbè che Gesù disse “necesse ut veniant scandala” (Matteo 18.7), insomma il male deve venire allo scoperto, ma guai (vae) a chi lo scandalo produce, è meglio che infili il collo in una macina di mulino e sprofondi in mare, perché “se la tua mano ti è di scandalo, tagliala e buttala lontano da te; è meglio entrare nella vita monco che avere entrambe le mani ed esser gettato nel fuoco eterno”. L'ammonimento evangelico è così seguito che un altissimo grand commis, gentiluomo di camera e consultore di una Congregazione vaticana, moglie e due figli maschi, amava le orgette gay ed era collettore di corruzione nei lavori pubblici, tanto da meritare una confisca definitiva di beni per 13 milioni. Meschino. Tutto deriva da una compulsione a delinquere di tipo accumulativo: quando non ti bastano più un posto fisso ben retribuito e un ottimo stipendio, come il 90% dei cristiani e dei poveri cristi. Dunque vuoi sempre di più, il vestito sartoriale, con interno in crine di cavallo e cucito così bene che i bottoni non saltano via come ranocchi nello stagno. E beh! caspita, il Rolex da 10.000 euro è di prammatica, se no che figura del c. ci fo? Che bella la vita dei superburocrati: inamovibili, immarcescibili, inarrivabili, irreprensibili, incrollabili, inaccessibili, irascibili, indistruttibili, inesauribili, inestinguibili, incorreggibili, tranne che dalle sirene del lusso, del potere, dell'intrigo, del nepotismo, del familismo, dell'avidità. Si sa, i politici passano, i burocrati (che si son costruiti il loro piccolo impero e la propria rete di connivenze, di favori, di favoritismi, di scambi) restano. La corruzione: una lebbra, una peste bubbonica, un tifo petecchiale. Prendi questo Ercole (detto nelle intercettazioni - mai abolirle! - Ercolino) Incalza, dal 2001 uno che si scrive leggi e regolamenti, che si sceglie - dicono i magistrati - le imprese e i tecnici in cambio di denaro sonante e di baratti ignobili, che ha avuto 14 indagini (e ne uscì vergine di reato), che è stato lì al timone in barba a voces populi, a inchieste giornalistiche, a una ridda di sospetti che manderebbero in tilt il più incallito degli innocenti, a dirigere un movimento o una giostra di centinaia di miliardi, un tourbillon di denaro dove la corruzione regna sovrana, pari se non a 60 miliardi (troppi!) comunque sicuramente milionaria, e non vi dico per non rovinarvi il pranzo quel che si potrebbe realizzare in Italia in termini di scuole, cultura, beni culturali, turismo, ferrovie, ospedali. Sembrerebbe impossibile alla più fertile fantasia del più spericolato romanziere, immaginare uno scenario siffatto, eppure è questa la realtà sconcertante. Mio figlio si laurea a pieni voti, non gli vuoi procurare un posto fisso? Mia figlia non merita una casa da 820.000 euro da donarle a sua insaputa? Si sa solo che tutto ciò è frutto avvelenato di un sistema dove non sai più chi è il probo e il mascalzone, il confine fra legalità e marciume è labile come una buccia di cipolla. Solo il buon Antonio Di Pietro da ministro lo spostò di banco l'Ercolino, ma i maestri successivi lo cavarono da dietro la lavagna e lo rimisero perfino in cattedra e gli stesero il tappeto rosso. Il potere, ogni potere nel suo ambito, in realtà è rete di autoprotezione, un clan, un club, un sistema ambiguo e mafiosetto di mutuo soccorso, quando non una cosca. La società di costruzioni di uno degli arrestati, Stefano Perotti, una s.r.l (sic!), in dieci anni ha avuto lavori per 25 miliardi e qui si sentono cifre da capogiro, grandi numeri che danno la vertigine a chi vive con 800 euro di pensione, stipendi e salari da 1.200, per non dire del 42% di disoccupazione giovanile. Ma attaccategli ai polsi la macina del Vangelo e sbatteteli in dura galera, e scordatevi per un paio d'anni la chiave. La corruzione non è che la traduzione letterale della sopraffazione, il morstuavitamea, la canzone che ci piace tanto. Ma voi pensate che in un paese normale ci vorrebbe un'Autorità nazionale Anticorruzione? Un Eliot Ness che mandò in carcere Al Capone? Lo abbiamo, è l'ottimo Raffaele Cantone, ma non basterebbero le norme normali? Ci vorrebbe la legge Severino (che tutti disonestamente attaccano)? Ci vorrebbe una legge apposita contro la corruzione? Che dorme da oltre 700 giorni in attesa come la bella addormentata nel bosco del principe azzurro? Leggo: è tutto un “appalto alla diligenza”. Ma non sai chi sono i banditi e chi gli sceriffi. I banditi non hanno il fazzoletto davanti alla bocca e neppure la pistola, hanno altre armi, gli sceriffi operano con il volto coperto, nell'ombra, subdoli come serpenti. Ma se ci volesse un miracolo? Non ci resta che piangere, o pregare. Papa Francesco, purtroppo ahimè sembri non bastare. Ma poi ascolto da 'pagano' la tua parola e i mandorli fioriscono.