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Acciaio, Burri e manganelli

Eleonora Sarri
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Menomale che non son d'acciaio. Ma han fatto molto male, più che alle teste degli operai di Terni - abituati a lavorare in condizioni spesso estreme: io farei lavorare gratis gli evasori abituali davanti alle colate incandescenti -, hanno inferto una ferita al mondo del lavoro duro come le teste che ripetono 8 ore per 5 giorni della settimana, e a 1.200 euro mensili, i medesimi gesti pericolosi, altro che mettere un timbro su una scartoffia inutile e autoreferenziale oppure trattare con sufficienza il cittadino che, come Fantozzi, va a disturbare il sonno dogmatico dell'impiegato preposto alla pratica, spesso inutile e 'stupida'. Populismo? Sì! Demagogia? Sì! Comunismo? No, perché è troppo facile fregiare perfino Papa Francesco di marxismo alla buona, mentre il prete che viene dalle Pampas, con molto sangue italiano nelle vene, parla come parlerebbe Gesù Cristo. Nella campagna umbra, fatta di mezzadri maltrattati e sfruttati, umiliati, in molti dicevano che il Figlio dell'Uomo fu il primo socialista della storia dell'uomo. Spesso per i 'padroni' Gesù era soltanto andare a messa la domenica e le feste comandate. Non è difficile, se uno non ha quintali ma appena un grammo di sensibilità nel cuore, commuoversi e arrabbiarsi per la carica della polizia, armata di sfollagente, scagliata da ordini arroganti e scimuniti (dice il cineasta arrabbiato Michael Moore che noi siamo stupid white men, degli stupidi uomini bianchi) contro lavoratori che lottano letteralmente per un pezzo di pane. Terni conosce fin dagli anni Cinquanta la tragedia dei licenziamenti. Una città che non solo era stata pesantemente bombardata da oltre 100 crudeli e 'stupide' escursioni aeree, ma vide, visse durante la ricostruzione, occorre dirlo miracolosa, dell'Italia sconfitta in una guerra 'stupida' e tragicissima, trasformazioni, come suole dirsi con pigrizia lessicale, epocali. Se ne può leggere con profitto in uno dei quaderni del 'Piano regionale di sviluppo economico dell'Umbria': " I licenziati della 'Terni' nel 1952. La loro situazione dieci anni dopo", curato dall'eccellente demografo perugino Luigi Bellini, il miglior allievo di Nora Federici. La differenza con l'oggi è che allora i più si riciclarono, s'inventarono un nuovo lavoro, nonostante la fuga dalle campagne, sì da offrire un moderno assetto socio-economico vitale, alle soglie del miracolo e al boom. Nel 2014 questo sembra lontano e arduo, si stenta a uscire dalle secche di naufragi quotidiani, di scoramenti a ogni minuto, financo da suicidi. Un quadro drammatico, ma mentre Sagunto brucia a Roma ci si trastulla con diatribe di lana caprina, condite di invidie, rancori, antipatie viscerali. Con la burocrazia che continua a impazzare, come con la legge di 7 righe che abbisogna di 64 pagine di regolamentazione. Senza scomodare Pier Paolo Pasolini, corsaro e sommo intellettuale del secolo scorso, i poliziotti e i carabinieri, che son figli del popolo, non dovrebbero mai picchiare operai, specie inermi, senza quel casco che ne protegge la testa mentre sono in officina, in fabbrica, in cantiere. La testa di chi lavora e protesta pacificamente è sacra. Populismo? Sì! Ma ora passiamo ad altro argomento, come se stessimo trasmettendo il telegiornale. Nel 2015 cadrà il centenario della nascita di Alberto Burri (Città di Castello 1915-Nizza 1985). Sarà celebrato con degnazione e rispetto, perché non soltanto è una delle autentiche glorie umbre del Novecento, ma perché la sua opera multiforme si colloca tra le più alte e riconosciute nel mondo; quadri, sculture, grafiche, musei, monumenti che sono stati rivoluzionari e lo sono ancora oggi, segni e segnali di arte visiva e visionaria di altissimo lignaggio artistico e culturale. Può non piacere, così come non si apprezza ancora in certi retrivi circoli di ostinato oscurantismo l'arte astratta che dal 1910 è entrata, con tackle scivolato ma sul pallone, nella società dello spettacolo. Per i più la pittura dev'essere in pieno Terzo millennio imitazione della natura. Mentre è la natura che deve imitare l'arte e mettere caos nell'ordine. Ma i più, che non distinguono il barocco dal liberty, vanno alle mostre mercantili e kitsch come "Tutankhamon Caravaggio Van Gogh", o la tosco-umbra "Burri versus Piero", e il secondo è Piero della Francesca chiamato confidenzialmente con il solo prenome, come se ci sia stati a cena insieme. Ma forse han ragione i manipolatori di patrimoni e di eredità, che cogli artisti defunti ci vivon da nababbi come vestali o badanti professioniste. Prosit!