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Tre Filosofi sull'Isola

Anton Carlo Ponti
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Appena sbarcati sull'Isola Maggiore i tre filosofi chiamati a consulto sulla salute, oggigiorno, di Madonna Filosofia (perché e per chi), innanzi tutto son rimasti estasiati dalla bellezza del villaggio di pescatori che si distende alla base della schiena d'asino emergente dalle acque sane e copiose del Trasimeno. Filosofi fra i più autorevoli in circolazione, onusti di lauree in filosofia teoretica e in fisica quantistica e in matematica pura, autori di sterminate bibliografie, e anche di libri scritti a quattro mani sotto forma di dialoghi e di scambi di vedute e di teorie. Come a scuola in ordine alfabetico, essi sono Dario Antiseri, umbro di Foligno con madre di Bevagna e padre di Collepino di Spello, massimo studioso del grande Karl Popper profeta della società aperta, e, di suo, teorico di un relativismo che inneggia alla libertà della coscienza quale contrasto contro ogni dogmatismo, non a caso i cattolici tradizionalisti lo definisco apologeta del relativismo. Ma lui tira dritto, è la società chiusa dentro le idee ricevute e non le idee scoperte come nuove terre a scatenare intolleranza e roghi, di persone e di libri, Chi non la pensa come noi è eretico e degno di esilio. Giulio Giorello è un filosofo ateo, che contesta l'idea medesima di Dio, e auspica un buon uso dell'ateismo in una società che in nome della religione perpetra i più osceni riti di livellamento e di insofferenza. Anche per Giorello la libertà, di pensare e di vivere, è il sommo bene, incommensurabile; infatti egli è un campione di un liberalismo totale contro ogni manifestazione di totalitarismo, politico e culturale. I suoi interessi si sono attestati infine sulle tematiche del cambiamento scientifico e sulle relazioni fra scienza, etica e politica. Silvano Tagliagambe, il terzo filosofo apparso sull'Isola a illuminare di pensiero la bellezza del lago, dopo la fisica e l'epistemologia, o filosofia della scienza, si interessa sia delle modernissime tecnologie informatiche sia dell'educazione e formazione, in questo campo criticando aspramente le cosiddette riforme della scuola che si succedono a ogni governo, identiche a se stesse, velleitarie e vuote, ferme alla riforma Gentile idealista e misconoscente la scienza, fino alla 'ideologia' delle due culture, l'una umanistica l'altra tecnologica lontane anni luce. Perché sia abbia estremo bisogno di filosofia, e filosofia della scienza in particolare, oggi che il mondo naviga a luci spente nel gran mare della società liquida, perché si dia un senso al vivere e al filosofare, occorre una sorta di vasto e doloroso giro di boa, invertendo una rotta che porterà verso incagli e inabissamenti. Solo la filosofia, che secondo Severino Boezio è in grado di dare 'consolazione' alle genti e alle persone, è al momento attuale, lugubre e disilluso, il faro che indica la terraferma, qualche certezza nel delirio dei dubbi, che è alimento necessario per trovare almeno qualche tratto di strada. I tre filosofi ritorneranno all'Isola del Libro nel 2015, portatori di sapienza e di fermenti, di idee e di proposte. Perfino, sulla scia di Immanuel Kant, sulla pace, se non perpetua, di tregua e di confronto. Contraddicendo la frase "Dio è assente dai campi di battaglia", che scrisse Blaise Cendrars che alla Grande Guerra aveva donato il braccio destro, o meglio la main coupée che dà il titolo al suo celebre omonimo libro. Oggi in nome di un Dio si sgozza, si obbliga alla conversione, si stupra, si rapisce, si fa strage d'inermi, si distrugge la bellezza. C'è il sogno cruento di portare la bandiera dell'Islam a sventolare sulla Casa Bianca. Compito dell'Occidente è quello d'impedirlo con le armi della pace, della diplomazia, della operosa pazienza. Con tollerante raziocinio che non può essere però senza limiti; interdire il disegno dell'annientamento fondamentalista e fazioso e delirante è un dovere in nome di una civiltà non senza colpe, ma che ha diritto di continuare a esistere. Quando insomma si può parlare di guerra giusta o almeno giustificata. La Shoah nella quale perirono milioni di ebrei inermi come agnelli sacrificali non deve ripetersi. Dialogare senza suicidarsi. Anche Papa Francesco la pensa così.