Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

L'evasore è un ladro?

Anton Carlo Ponti
  • a
  • a
  • a

Sembra di sì. Anzi, lo è. Non lo dico io, anche se lo penso, squallido e callido cronista che si occupa di fatti e misfatti, ma un libro. E daje! co' 'sti libbri. Vabbe! che ce posso fa? S'intitola "Ladri". Una parola sola, lapidaria, irredimibile. Il sottotitolo recita papale papale: 'Gli evasori e i politici che li proteggono'. La prima parte del distico è risaputa, un po' meno la seconda. Nel senso che mentre un contribuente e cittadino probo che paga imposte e tasse senza fare il furbo sospetta qualche complicità della classe politica e della burocrazia, in questo libro di Stefano Liviadotti, firma de "L'Espresso" e uscito da Bompiani, il Leitmotiv è che i politici sapevano, sanno che la realtà delle entrate dello Stato è una giungla, non solo, che è una palude e una gora di ingiustizia, nella quale affogano lavoratori e pensionati a reddito fisso con gettito alla fonte e da cui emergono, ilari e provocanti, nullatenenti da yacht da 20 metri invisibili, che scendono sul molo e infilansi in un suv da 100.000 euro, al polso abbronzato orologio da 20.000 euro, per dirigersi alla villa da 2 mln, con piscina, sauna, tennis, sala cinema, ping-pong, biliardo e televisori da 50 pollici. E una dichiarazione dei redditi, se va bene, di 30.000. Il libro comincia con la frase: "Come sarebbe che mi arrestate?" che è l'incipit di un racconto agghiacciante, come direbbe Antonio Conte coach della Signora del calcio, e anche nello sport più amato se ne son viste di belle! È la storia, la storiaccia di tal Fausto Mencancini, il quale svegliato all'alba dai finanzierei a 1.450 euro mensili, vien portato in gattabugia. Il Fausto non sa capacitarsi. In Italia si può finire in galera per un po' d'evasione fiscale? Cioè, fatemi capire, si rivolge al sottufficiale a 1550 euro mensili, io finisco dietro le sbarre per una cosa così? Sono, racconta Liviadotti, le 7.30 del mattino di giovedì 3 ottobre 2013. Fausto Mencancini, classe 1959, romano, sedicente imprenditore, poiché non ha impietosito gli uomini del Nucleo operativo verifiche del primo gruppo della guardia di finanza di Roma, tutti si sa pagati profumatamente, si chiude alle spalle la porta del lussuosissimo attico da 500 metri quadrati ricavato dalla fusione di quattro appartamenti. L'operazione per incastrarlo nelle sue dimenticanze per lui veniali verso l'erario - che serve per far funzionare ospedali, strade, scuole, polizia, illuminazione pubblica, pensioni, salari eccetera - è stata lunga, compresa l'osservazione di una delle sue due Ferrari, intestate a società di cui non compare come socio né come amministratore. Questo è il bello delle scatole cinesi. Quando sta pere essere prelevato, nel trolley Vuitton cerca di infilare un rotolo da 5.000 euro, tanto per rendere meno dura la vita che si vede a scacchi. Il ladro di tasse ha rubato al fisco, e a tutti noi scrive il giornalista d'inchiesta, in quattro anni 94 milioni. Ma per lui, così come a milioni d'italiani, questo non è mica rubare, è difendersi dal fisco avido che non ti dà respiro, co' tutte 'ste manfrine e 'sti pezzi de carta. Pochi mesi prima, il Mencancini era stato convocato dagli uomini in grigio, poveracci, per verifiche, e s'era accompagnato al commercialista di fiducia. Gli avevano contestato mancati versamenti Iva per 25 milioni, ma lui aveva fatto spallucce. L'evasione oltre i 50.000 euro diventa illecito penale, ma la galera è un miraggio. Comunque il Mencancini s'era subito fatto un ragalino, una Ferrari Testarossa dei primi anni Novanta, così oltretutto essendo auto d'epoca pagava il bollo con lo sconto. Sembra che un colonnello gli abbia domandato come gli era vento in mente di comprare un'auto così dopo un interrogatorio: "Ma era una macchina vecchia, roba da 200.000 euro". Credo che basti. Altrimenti uno vomita l'anima. Il libro, 230 pagine fittissime, piene di tabelle e di numeri, è impossibile qui approfondirlo, e io l'ho sfogliato e postillato, ma garantisco che è un quadro alla Bosh, un inferno di inadempimenti, di rinvii, di cabale, di trucchi, sì che alla fine chi paga siamo sempre noi, i tartassati, all'ombra del totem che imposte e tasse sono troppe e troppo alte, mito smentito dall'autore. Un altro dato che si evince, tanto per non buttarla in politica, è che i lavoratori autonomi nel 2013 votarono per il 39% per Grillo, per il 20 per il centrodestra e il 15 per il centrosinistra. Mica male per un capopopolo che pontifica contro Attilio "Artiglio" Blefera, capo dell'odiata Equitalia. Il quale anche lui esce da "Ladri" con le ossa rotte. Non si salva nessuno. Forse io. Un povero cronista. Un cronista povero.