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PERCHE' RACCONTARE DI SARTORIA EUGUBINA

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Correva l’anno 2015 quando l’appena costituita Sartoria Eugubina Srl riusciva ad ottenere dal Pubblico il supporto per poter iniziare la sua attività di produzione, grazie ad una certosina opera di convincimento dell’allora Consigliere Regionale preposto allo Sviluppo Economico dell’Umbria. 


La genesi della società deriva da un licenziamento in tronco subito dalle socie fondatrici dopo 7 anni di intenso lavoro in altra azienda del territorio. Ebbene, quelle dipendenti, seppur disperate, avevano la ferma intenzione di mettersi in gioco “pagando” di tasca propria quanto serviva per creare un “tesoretto” rilevante (100.000 €) quale garanzia della loro ferma volontà di non essere un peso morto per la società, rinunciando ad ogni forma di ammortizzatore sociale. Questo sotto la guida di un manager che da oltre 30 anni aveva lavorato nel settore con mansioni dirigenziali e che contribuiva anch’esso a partecipare con una quota rilevante al capitale della società. Con il supporto pubblico avrebbe preso forma un inedito modello di business che vedeva la presenza nella struttura societaria di pubblico, privato e dipendenti (queste ultime per il tramite di una holding) senza che si potesse parlare di cooperativa.  

A quel punto, dinanzi a questa innovativa idea societaria, il “politico” ha dovuto cedere senza che gli si presentasse davanti il classico imprenditore che mettesse sul tavolo almeno 500.000 € per dare il via ad una attività con il sostegno Pubblico.
Da quel momento la società ne ha fatta di strada: le iniziali 30 operaie sono diventate 70, con un incremento di fatturato da € 700.000 a e 2.500.000, e con l’orgoglio di lavorare per i grandi marchi della moda mondiale, da Cucinelli a Dior, da Ferragamo a Ralph Loren.  E questo senza quell’immaginario imprenditore che di certo, ci fosse stato, a tanto non sarebbe arrivato.


Il segreto di tutto ciò? La determinazione di chi conoscendo bene il proprio lavoro decise di rischiare sulla propria pelle per non disperdere il proprio sapere e la voglia di creare, il desiderio di dare continuità ad un qualcosa che è arte, magia, riproposizione della storia, continuità di un mestiere che mai tramonterà.
E’ di questa storia che io voglio parlare, raccontarne le difficoltà, le paure, le delusioni ma allo scopo di trasmettere anche la gioia e l’orgoglio che produce il sapere che 70 famiglie “mangiano” di questo pane, condividendone le dinamiche di sviluppo, riuscendo anche a tramandare alle giovani generazioni quell’arte del cucire, dello stirare, del progettare e del realizzare piccoli e grandi capolavori, che sfilano anche sulle passerelle più importanti del mondo. Sanno bene di tutto quanto succede in azienda, essendo coinvolte direttamente nei risultati ma anche nelle scelte e nei numeri.  


Per questo può essere un esempio luminoso per chi, vivendo situazioni di forte criticità nei più disparati settori, a fronte di crisi che il mercato o l’azienda stessa dovessero vivere e subire, può trovare forza nel non arrendersi e reagire creando realtà con un possibile futuro di crescita e sviluppo.