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Il coraggio di denunciare il "carceriere"

Michele Cucuzza
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Paola (nome di fantasia), farmacista, minacciata da uno stalker: “una settimana dopo l'uscita della mia testimonianza sul questo giornale mi sento incoraggiata, meno sola. La solidarietà su FB è stata importante. Adesso allo spaesamento all'impotenza, è subentrata la rabbia nei confronti del mio ex compagno. La paura però è sempre lì: evito il più possibile di andare in giro la sera, nei luoghi che frequentavamo assieme, quando potrei incontrarlo alterato da alcol e droghe, con compagnie strane. Anche perché da qualche giorno frequento un uomo che mi piace e che ho subito messo al corrente della mia situazione: mi capisce, è stato molto comprensivo, ma - mi chiedo angosciata - cosa potrebbe succedere se lui dovesse vederci insieme da qualche parte. Naturalmente spero che se ne sia fatta una ragione ma lo conosco: non andrei mai un venerdì sera a mangiare una pizza in un locale dove potrei incontrarlo, non ho certo dimenticato che mi ha picchiata e minacciata e ho sempre paura di trovarmelo sotto casa, come è già capitato. Un mese fa l'ho rivisto casualmente in un locale dove si bevono gli aperitivi rimanendo in piedi. Ero con amici: d'un tratto ho incrociato il suo sguardo, ho abbassato gli occhi, ho subito deciso di andar via ma lui ha avuto il tempo di dare una spallata a uno dei ragazzi che erano con me dopo averlo guardato con aria di sfida, con un sorriso finto e nervoso stampato in faccia. Mi sono fatta precipitosamente accompagnare a casa da una persona del locale: arrivata, ho visto terrorizzata la sua macchina parcheggiata sotto il mio portone. Mi sono infilata dentro casa con il batticuore, l'indomani il bodyguard mi ha detto che lui era in macchina, addormentato, evidentemente sotto effetto dei bicchieri bevuti. Posso continuare a vivere così? La cosa incredibile è che gli amici che abbiamo in comune vorrebbero tutti fare da pacieri, prendendo le sue parti: la sera che lui mi ha colpita sotto casa e io ho chiamato i carabinieri, uno della nostra comitiva mi ha telefonato subito dopo per consigliarmi di non denunciarlo, avrebbe risolto lui la situazione parlando con il mio aggressore. Una solidarietà tra maschi che mi sconvolge. Io invece l'esposto in questura l'ho fatto, ho raccontato di averlo sentito urlare: ‘se non l'ammazzo deve ringraziare mia madre, che non voglio rovinare'. I poliziotti l'hanno convocato, l'hanno messo in guardia, intimandogli di lasciarmi stare. So che lui ha negato tutto, la nostra è una piccola città, ha detto, è normale che ci si incontri casualmente. Ho in tasca il cellulare del commissario, molto comprensivo e premuroso, ma adesso, riletto il mio articolo e visti i commenti che ha suscitato, mi sono resa conto che non è abbastanza. Dovevo denunciarlo per stalking: e ho deciso che lo farò. Noi donne dobbiamo parlare di più tra di noi di questa piaga delle violenze e delle minacce, anche psicologiche, che subiamo da parte di chi ci vuole tenere prigioniere dicendo di amarci. Non dobbiamo aspettare, poi è troppo tardi: questi tipi di uomini bisognerebbe farli arrestare in flagranza con una denuncia per stalking. Se non l'ho fatto è perché mi vergognavo. Non mi andava di far sapere che per tre anni sono stata fidanzata con un uomo violento. Mi sarei sentita giudicata: ora invece sono arrabbiata, non mi va che la passi liscia. Prima, malgrado il suo comportamento nei miei confronti, volevo ancora tutelarlo: pensavo ai suoi familiari che conosco bene. E mi sentivo in colpa: malgrado non avessi nulla da rimproverarmi, lui era riuscito a farmi sentire responsabile del suo comportamento inammissibile: mi meritavo quel che mi stava capitando. Pensa a quale incredibile confusione mentale ti può indurre l'intimidazione e il sentirti dire che sei tu la causa di ciò che invece non funziona nella testa di un uomo. Ora, ogni volta che ci ripenso, altro che sensi di colpa, so di essere stata semplicemente una vittima. Mai più, per quanto mi riguarda”. [email protected]