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Il pericolo a 4 zampe

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Michele Cucuzza
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Dopo la tragedia di Mascalucia torna a riaccendersi la discussione sui cani pericolosi, con un'opinione pubblica divisa tra chi esprime soprattutto turbamento per l'ennesimo caso di un bambino sbranato dai suoi cani e i cinofili che temono la criminalizzazione dei loro beniamini. Vietare le razze più aggressive? Obbligare i cani a speciali sessioni di addestramento? E con i meticci come regolarsi? Una posizione chiara e argomentata arriva dall'Osservatorio dei cani mordaci il cui presidente, Salvatore Montemurro, è stato il primo in Europa a studiare l'inserimento nel sociale dei cani di tipo bull, tra i più discussi: “In un Paese come l'Italia dove, malgrado i tentativi degli inizi degli anni 2000, non esiste una legislazione specifica sulle razze canine definite potenzialmente pericolose, dovrebbe essere noto un principio basilare: non tutti i cani possono essere adottati da chiunque, i loro comportamenti non rispondono a logiche umane, il dialogo non può essere condotto da chi non ha acquisito capacità tecniche di interpretazione. Il cane da pastore dell'Asia centrale o il pastore del Caucaso, guardiani formidabili, non possono essere presentati come balie per i bambini solo perché particolarmente gradevoli. Stesso discorso per il fila brasilero che - lo accertano i test attitudinali - non è permissivo nei confronti dell'estraneo. Anche per i cani meticci dovrebbe valere la regola che impone di conoscere le reali attitudini di ciascun esemplare, oltre qualunque preconcetto di razza . Da noi invece si decide di mettere nel proprio appartamento o in giardino i cani considerati di moda, quelli visti in tv e nelle riviste specializzate, magari accanto ai volti noti: qualche anno fa i pastori tedeschi, i dobermann, i boxer oppure gli yorkshire e i chihuahua ma anche i beagle e i labrador, oggi soprattutto quelli più potenti, fisicamente più forti, come gli american bully, gli american pit bull terrier, i dogo di Bordeaux e i dogo argentini appunto, questi ultimi eccezionali per la caccia grossa, tutti esemplari dotati di forza e potenzialità predatorie sproporzionate rispetto alle reali necessità degli appassionati. Anche i cani 'attori' nelle fiction, come Rin Tin Tin e Rex, eccezionali nella guardia e nella difesa come tutti i pastori tedeschi solitamente utilizzati negli eserciti, sono diventati affabili, abbordabili da tutti, bambini compresi, solo dopo lunghi addestramenti condotti da personale altamente specializzato”. Ed eccoci alla questione che Montemurro considera decisiva: “Nella scelta del cane di famiglia bisogna farsi consigliare dall'esperto e non lasciarsi suggestionare solo dall'estetica, dal fattore 'celebrità', per il quale nelle città oggi ad esempio si privilegiano soprattutto molossi, molossoidi e bulldog, i cani storici delle fattorie, lottatori famosi per la loro tenacia. Chi prende con sé un dogo argentino - siamo al dramma dei nostri giorni - deve essere consapevole del fatto che non ha con sé un barboncino ma un animale dalla forza eccezionale che nella pampa ha a che fare con puma e cinghiali e il cui istinto predatorio si amplifica nel branco (basta che gli animali siano in due). Il cane non è un oggetto esotico da esibire”. Ecco perché, secondo Montemurro, più che a divieti bisognerebbe pensare a “responsabilizzare chi compra un certo tipo di cani e chi li cede attraverso l'istituzione di un registro pubblico degli allevatori degli esemplari dotati di particolare forza: in almeno tre incontri all'anno dovrebbero verificare insieme la riuscita del trasferimento dell'animale nel nuovo habitat. In caso di problemi, obbligatorio l'intervento degli addestratori professionisti. Trascuratezze e incidenti comporterebbero la sospensione temporanea dell'abilitazione dell'allevatore. Oltre ai microchip, già obbligatori, andrebbe imposta l'assicurazione per danni contro terzi, una misura adatta a una sempre maggiore responsabilizzazione dei proprietari”.