michele cucuzza bianco e nero

Il binario unico non è la causa

15.07.2016 - 13:08

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Siete riusciti a seguire i complicati passaggi di progressivo avvicinamento alle cause del disastro ferroviario in Puglia? Proviamo a ricostruirli, ancora scioccati per le proporzioni del disastro.
L’immediato buon senso ci spingeva a puntare il dito sul binario unico della Bari-Barletta. Puntuali sono arrivate le smentite, autorevoli, da tutte le parti: le linee a un solo binario sono sicurissime, in tutto il mondo, in Italia costituiscono il 60 per cento della rete ferroviaria di oggi, quasi 4.500 chilometri in tutto, 1.200 solo in Sicilia e 570 in Calabria. Inutile parlare di sud rimasto indietro perché il binario unico c’è anche in Lombardia, per la bellezza di 884 chilometri.
Chissà perché allora l’Unione europea aveva finanziato con 180 milioni di euro il progetto di raddoppio dei binari dell’area nord barese che comprende proprio la Andria-Corato dove c’è stato il tremendo impatto dei due convogli. Attesa da 10 anni, l’inaugurazione della nuova tratta era prevista per l’anno scorso: in realtà non è stato ancora assegnato nemmeno il relativo appalto.
Guarda caso la magistratura barese (che indaga per disastro colposo, 3 i primi indagati) ha acquisito anche le carte che documentano questo mancato ammodernamento: le cronache intanto ci confermano che solo per dare il via ai lavori di realizzazione di progetti di lavori pubblici, in Italia occorre il 70 per cento di tempo in più rispetto alla media europea. Perché? è la domanda ovvia.
Colpa della burocrazia, la risposta generica e costante che non chiarisce e non convince.
In ogni caso, se la responsabilità della strage non è del binario unico, ecco chiamata in causa l’assenza del moderno sistema di controllo marcia treno (SCMT). Si tratta di sensori che bloccano automaticamente i convogli in situazione di rischio, per esempio (come nel nostro caso) se uno dei due treni, per un comando sbagliato, è stato messo in movimento erroneamente. Ebbene, cosa abbiamo scoperto mercoledì? Che entrambi i treni scontratisi tra gli ulivi della campagna pugliese, modernissimi, con l’aria condizionata, in realtà questo sistema di blocco automatico l’avevano a bordo. Peccato che l’apparato non funzionava a causa delle rotaie vecchissime, degli anni ’50 , mai aggiornate, che non riescono a “dialogare” con le locomotive e non comunicano ai macchinisti se c’è un altro treno in arrivo in direzione contraria.
E dunque? Eccoci alla triste, imbarazzante provvisoria verità, faticosamente raggiunta: i capistazione e i capitreno si scambiano i via libera per le partenze, lungo gli 11 chilometri della Andria- Corato, al telefono, per fonogramma. E’ una delle pochissime tratte rimaste in tutta Italia, se non l’unica, dove non c’è un sistema di blocco automatico. Considerando i 60 passaggi quotidiani di treni lungo quel percorso, vengono i brividi a considerare l’enorme rischio vissuto ogni giorno, da sempre, da pendolari e macchinisti. Un terribile precedente del tutto simile, lo scontro frontale tra due treni su un unico binario, c’era stato sulla Roma-Velletri: 6 morti, 192 feriti . Nel 1992, 24 anni fa. Alla vigilia dei funerali delle 23 vittime di oggi, impossibile non sentire riecheggiare le parole di dolore dei parenti delle vittime: “non abbandonateci, diteci chi è colpevole, voglio i nomi di chi ha portato via mio padre” implorava tra le lacrime una donna, “ho paura che i poteri forti possano nascondere tutto”.
I poteri forti, gli ostacoli all’accertamento delle responsabilità, allusioni rassegnate e vaghe, quasi il mantra di chi non si fida più di nessuno. Analogamente a quando si chiama in causa la burocrazia, che quasi mai ha nomi e volti. L’ultima considerazione, non consolatoria, riguarda la straordinaria gestione dell’emergenza di questi giorni in Puglia, assieme alla generosità dei cittadini accorsi in ospedale per donare il sangue ai feriti (3mila sacche raccolte). Un’altra verità: la conferma di altissima sensibilità e senso civico, malgrado traumi e dubbi.

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