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Per far ripartire l'Ue puntiamo sui giovani

Michele Cucuzza
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Nelle pieghe del dibattito mediatico del dopo Brexit, che tocca punte anche surreali, con il premier britannico dimissionario Cameron che alla camera dei Comuni dice “per amor del cielo vattene” al leader laburista Corbyn, sfiduciato che lo ha accusato di aver creato centinaia di migliaia di nuovi poveri con le sue politiche che avrebbero fatto crescere i voti per il “leave”, mentre la ripartenza europea sembra rinviata a settembre, sbucano sul web impreviste piattaforme giovanili per una rifondazione dell'Unione: gli “Alunni del Collegio d'Europa” di Bruges scrivono nel loro “Manifesto per una nuova Ue”: “L'Europa ci appartiene e la cambieremo per dare un futuro più prospero ai popoli che ne fanno parte, ai nostri figli e a noi stessi”. Mi ha colpito poi un post italiano firmato con il nickname “Gian Burrasca” recapitato nella pagina Facebook del “Young europeans movement”, al debutto on line appena dopo la Brexit. Una testimonianza diretta del perché le giovani generazioni si sentono molto spesso più unionisti dei padri che pure hanno vissuto il processo di fondazione dell'Ue: “Vivo in Lussemburgo da 6 anni. Quattro anni fa mi ha raggiunto la mia compagna, che è nata nella Repubblica ceca. Fra poco meno di un mese ci trasferiremo a Praga. Ci avvicineremo così a Jorge Marques, portoghese, e a Monika Walas, polacca, nostri cari amici che da poco più di un anno vivono a Breslavia. Ci ritroveremo a breve. Mio fratello ha vissuto due anni a Copenagen, dove si è laureato, e da 7-8 anni vive a Parigi. Nicola Pagani è passato, forse non necessariamente in quest'ordine, dall'Italia a Stoccolma, dalla Germania a Liverpool: nel frattempo ha incontrato Susha, inglese, e insieme hanno fatto due bambini bellissimi, dei quali mi sfugge la nazionalità. Alessandro Boschian Pest ha lavorato a Monaco di Baviera, è volato a Londra e da qualche mese si gode Barcellona, dove spero di andarlo presto a trovare. Cecilia Lagomarsino, italiana, ha conosciuto a Bucarest Simon Haussler, austriaco, dove entrambi facevano l'Erasmus… To Masz è partito da Leszno, è passato da Budapest e Lussemburgo, per finire a Malta senza passare dal via… Forse siamo dei privilegiati e sicuramente qualcuno si troverà in disaccordo: l'Unione, per quanto perfettibile, esiste… Sono arrabbiato con quelli che dipingono l'Ue solo come un ammasso ridicolo di burocrazia e istituzioni che tutelano esclusivamente l'interesse di banche, finanza e poteri forti. Guardatevi intorno, viaggiate, informatevi… Londra è la città più multietnica d'Europa, forse del mondo. Di certo vi abitano e lavorano centinaia di migliaia di persone con passaporti diversi, europei e non. Andate a vedere come hanno votato a Londra e non venitemi a raccontare che è merito delle lobby della City” : il post può far riflettere e naturalmente anche dissentire, di sicuro appare molto sincero. Nel sito dov'è comparso c'è pure la foto di un gruppo di paramedici in divisa blu, ognuno con un cartello del suo paese d'origine, Spagna, Germania, Regno Unito, Irlanda, Grecia: efficace. Intanto sono già 60 i cittadini britannici che hanno chiesto ai consolati italiani di Londra ed Edimburgo la cittadinanza italiana e il passaporto dell'Ue: hanno parenti lontani nel nostro Paese, temono di perdere i benefici derivanti dall'abitare in uno dei partner dell'Unione. A sua volta il premier Renzi ha suggerito al Consiglio europeo di studiare “la possibilità per i giovani britannici di continuare a far parte della grande famiglia europea con una specie di cittadinanza speciale, lo ‘ius culturae' per il diritto allo studio”. D'altra parte è ormai confermato che a votare per il “remain” in Inghilterra e in Scozia (dove la Brexit è stata nettamente sconfitta e dove potrebbe tenersi un nuovo referendum, per il distacco da Londra) sono stati soprattutto i più giovani, la maggior parte studenti. Forse è proprio dai ragazzi europei che l'Unione potrebbe ripartire.