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La diretta tv fai da te

Michele Cucuzza
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Una nuova febbre sta esplodendo in questi giorni nell'intrattenimento degli italiani (ma non solo in quello, come vedremo): le dirette video fai da te. Grazie soprattutto alle nuove opportunità fornite gratuitamente da Facebook, il social frequentato dal 50,35% degli italiani (dal 77, 4% dei giovani under 30), e da Twitter, che ha grosso modo un quarto degli iscritti a Fb. Non ci sono più serate tra amici, cene al ristorante, compleanni dei bambini, prime gite al mare o ritorni in montagna che non vengano immortalati cliccando “video in diretta” nell'una e nell'altra piattaforma, in un tripudio di risate, abbracci, finte interviste, zoomate su torte, calici, piatti di pasta e cibi gustosissimi: tutti entusiasti di celebrare live il proprio mondo, la famiglia, l'entourage, in un interminabile fiume di inquadrature dal vivo. Anzi, come regolarmente succede di fronte alla potenza seduttiva delle immagini e di internet, capita sempre più spesso - se per esempio si è in gruppo - che qualcuno all'improvviso cominci a girare per casa o in trattoria con il telefonino in mano descrivendo a voce alta cosa capita, chiedendo pareri, filmando meticolosamente ogni aspetto dell'incontro e tutti i partecipanti all'evento, con il rischio di lasciar perdere la realtà concreta, l'avvenimento in sé, i suoi sviluppi, occupandosi solo di postare in diretta ogni cosa prima possibile. L'altra sera, a una tavolata tra amici, l'incontro è completamente cambiato dal momento in cui prima uno dei partecipanti, poi un altro e infine tutti gli altri hanno deciso che era arrivata l'ora della diretta e si sono messi a girare per il locale con lo smartphone in mano, riprendendo, commentando e intervistando. Risultato: nessuno ha più badato a mandare avanti la cena, a chiacchierare come prima con gli interlocutori o a gustare le portate, il video live ha modificato l'andamento della serata, la realtà virtuale ha sopravanzato e sostituito quella fattuale. C'è un altro risvolto - più di sostanza - che è il caso di esporre a proposito della disponibilità universale della diretta video sui social media, a costo zero e senza le ingombranti infrastrutture della tv tradizionale: il suo utilizzo da parte dei politici più aggiornati. A cominciare da Obama, in video su Fb in un appuntamento che è già una rubrica fissa, “Your weekly address”, il vostro discorso settimanale, e in Italia da Renzi, che con “#Matteo risponde” utilizza sia Fb (dove è presentato come 'personaggio politico') sia Twitter (i suoi follower sono oltre 2 milioni 400 mila). Non eravamo abituati a vedere un presidente del consiglio rispondere in diretta su un telefonino alle domande dei cittadini mentre al bordo delle immagini svolazzano i pollici in su dei 'mi piace', i cuoricini, i sorrisi e le espressioni ingrugnite, le faccine indicative delle reazioni di chi assiste. Mentre il premier parla la gente posta in continuazione, in diretta, domande, osservazioni , commenti, da quelli positivi ad altri più aspri e irriverenti che in parte riecheggiano la satira alla Crozza fino agli insulti veri e propri, tutto assolutamente live, senza filtri né censure: è la nuova comunicazione diretta con i cittadini, collegamenti di un'ora, al via da aprile con quasi un milione di contatti e 113 mila commenti. Un'innovazione sorprendente, anche coraggiosa, i cui esiti complessivi potremo valutare più in là. Un dato però già emerge chiaro, sia per l'intrattenimento dei cittadini sia per la comunicazione politica: il “vecchio”' e il nuovo coesistono , la tv più tradizionale da telecomando e quella a pagamento on demand , la più recente in streaming e quella che ognuno di noi può farsi da sé nei social media. Marceranno insieme ancora a lungo. Nessuno oggi è in grado di prevedere i risultati di questa coesistenza che è anche competizione . E nemmeno se e come continueranno a essere avvertiti come irrinunciabili o, al contrario, superflui il lavoro e la mediazione giornalistica.