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Una ricetta per uscire dal tunnel

Michele Cucuzza
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Infrastrutture, reti, servizi turistici: per i sindacati, oltre agli interventi sulle pensioni, ora che finalmente si è avviato il confronto con il governo, bisognerà chiedere al governo impegni per nuovi investimenti soprattutto in questi tre settori, per creare nuovi posti di lavoro effettivamente stabili e ridimensionare la disoccupazione giovanile rimasta a livelli altissimi (un giovane su quattro è tuttora senza impiego). Ne è convinto Pier Paolo Bombardieri, segretario organizzativo della Uil, per il quale le misure fin qui adottate dal governo, in particolare le detrazioni previste dal Jobs act, non hanno prodotto i risultati sperati: “E' vero che tanti lavoratori precari sono stati stabilizzati ma, una volta finito l'effetto della decontribuzione, i nuovi impieghi non si sono trasformati in posti di lavoro stabili. Si è drogato il mercato. Chiediamo al governo un piano di investimenti pubblici che preveda anche il coinvolgimento dei privati: se lo stesso denaro destinato alle detrazioni fosse stato utilizzato nella maniera che proponiamo i lavoratori stabili sarebbero aumentati”. Un altro settore dove sarebbe necessario programmare interventi immediati, secondo il numero due della Uil, è quello dell'edilizia: “Nel comparto si è verificato un crollo dell'occupazione, è necessario rispondere con impegni importanti, progetti pubblici di risistemazione e messa a nuovo dei grandi centri urbani”'. Disegni espansivi che secondo il sindacato non dovrebbero incorrere nella bocciatura di Bruxelles, molto severa nel consentire ulteriori deficit di bilancio: “Siamo ancora gli ultimi, rispetto agli altri partner europei, nell' approfittare delle condizioni particolarmente favorevoli di questa fase, dal prezzo del petrolio ai minimi storici, al costo del denaro vicino allo zero'”. Quanto al sistema previdenziale, dopo la riapertura del confronto con il governo, salutata con favore soprattutto sul piano del metodo (“positivo prendere decisioni ascoltando le organizzazioni che rappresentano i pensionati e che si sono impegnate per questo con grandi mobilitazioni”), Bombardieri mette in evidenza due aspetti: “Il primo riguarda il bilancio dell'Inps. Non bisogna far confusione: una cosa sono i soldi spesi per l'assistenza (cassa integrazione, ammortizzatori sociali), altro il bilancio destinato alla previdenza. Se guardiamo ai conti con correttezza è facile notare come la nostra spesa pensionistica non superi i livelli europei e i conti dell'Inps non siano affatto in dissesto. Secondo punto: non si può andare in pensione tutti alla stessa età; bisogna abbassare l'età d'uscita per chi ha mansioni particolarmente faticose. Un edile, un autista, un infermiere fanno lavori decisamente più stressanti di chi ha altri impieghi: ignorarlo sarebbe una follia. Come si può immaginare che un operaio possa rimanere in cantiere o sui tralicci fino a 67 anni? Bisogna differenziare l'età pensionabile senza penalizzazioni economiche. Ricordando che se non si manda la gente in pensione, le imprese non assumono: allungando l'età pensionabile abbiamo bloccato la possibilità di ingresso di nuova occupazione'. Altro nodo da sciogliere quello dei voucher: 'pensati per retribuire le attività occasionali, cresciuti in modo esponenziale negli ultimi tempi, sono diventati uno strumento che copre il precariato Non li combattiamo per principio ma vanno utilizzati solo per alcune lavorazioni, a determinate condizioni, non per mascherare il lavoro nero”. Se il governo punta a rivedere le aliquote Irpef, anche su questo Bombardieri mette le carte in tavola. “Le tasse non vanno abbassate a tutti allo stesso modo: altrimenti si creano disuguaglianze, l' Imu e gli 80 euro lo hanno confermato”. Per il sindacato la ripresa del confronto con il governo non significa tornare ai riti del passato: “Non ci sentiamo orfani della concertazione, così come non ci interessa porre veti. Altra cosa è il dialogo sociale, richiesto anche dall'Europa”.