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Legalitalia: il Sud che non piange

Michele Cucuzza
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Prova a battere un colpo il sud che non fa piagnistei: venerdì 7 e sabato 8 agosto in Calabria si riparte da un meeting sulla lotta alla criminalità organizzata (compresa Mafia capitale) e sulla crisi economica, senza trascurare quella greca, evocata in questi giorni come parametro delle gravi difficoltà del nostro Mezzogiorno. Il tutto a Cannitello di Villa San Giovanni, vicino al luogo dove nel '91 Cosa nostra fece uccidere Antonino Scopelliti, l'alto magistrato che preparava la requisitoria in Cassazione per confermare gli ergastoli ai boss condannati nel maxiprocesso. Si chiama “Legalitalia”: è arrivata alla nona edizione, organizzata dal movimento “Ammazzateci tutti” creato da Aldo Pecora all'indomani di un altro grave delitto mafioso: quello del vicepresidente della Regione Calabria, Francesco Fortugno, a Locri nel 2005. Gli iscritti sono 4 mila in tutta Italia, decine di migliaia i contatti sui social media. “Abbiamo le antenne giuste puntate sulla criminalità”, ragiona Pecora. “Hanno lavorato qui Renato Cortese, attuale capo dello SCO della polizia, e Giuseppe Pignatone, il procuratore che oggi fa tremare i palazzi della politica a Roma. Oltre a uomini di legge, in questi due giorni proveremo a sollecitare sindaci, giornalisti, esperti di comunicazione a riflettere sulle infiltrazioni criminali nel territorio nazionale: Roma è la capitale europea con il maggior numero di beni confiscati ai mafiosi. Ascolteremo dal neoassessore Esposito come l'amministrazione capitolina intende fare piazza pulita, a cominciare dai clan che infestano Ostia”. Invitati esponenti politici di ogni schieramento, Lega nord compresa “perché tutti devono dire la loro e confrontarsi su come venirne fuori: le tessere che hanno in tasca non contano”. Domani si allargherà lo sguardo alle radici antiche e recenti della disgregazione e dell'arretratezza del sud, a partire dalla “provocazione” del quotidiano The Guardian, secondo cui la Grecia è qualcosa di simile all'Italia, con la Calabria ma senza la Lombardia. In effetti, i dati dello Svimez non lasciano dubbi: dal 2000 la crescita del Mezzogiorno è stata la metà di quella della Grecia. “Ha ragione Saviano - dice Pecora -: con la crisi, anche la 'ndrangheta, come le altre mafie, si è spostata dalla Calabria, dopo averla spolpata: non da ora investe soprattutto al centro-nord e all'estero”. “Legalitalia” non si limita al confronto: “Due anni fa, per contrasti tra le forze politiche, non si riusciva a varare la commissione antimafia, quella che avrebbe presieduto Rosy Bindi. Abbiamo sollevato il caso, accendendo i nostri riflettori, e creato 'ponti': dopo pochi mesi il parlamento ha varato questo importante strumento di indagine”. E mentre sul palco, stasera e domani, si succederanno gli interventi, dietro le quinte, tra gli stand, nel villaggio allestito dagli organizzatori, anche questa volta si muoverà una '”Legalitalia” dal basso, fatta dalla gente comune. Pecora ne è certo: “In questi anni ho fatto un vero e proprio censimento di chi pagava il pizzo alla 'ndrangheta. Anche quando, penso al 2006-2007, ufficialmente si diceva che le estorsioni neppure esistevano. Poi i commercianti venivano da me e mi dicevano, negozio per negozio, di quanti euro era la tariffa che i mafiosi gli imponevano”. Anche i primi testimoni di giustizia calabresi si sono sentiti incoraggiati a deporre davanti ai magistrati: “prima nessuno denunciava, abbiamo smosso le acque, siamo serviti a fare rete.” Cannitello, sede del meeting, è la località da cui sarebbe dovuto partire il famoso ( e mai realizzato) ponte sullo stretto, verso Messina: “Unirà due cosche, non due coste” aveva vaticinato l'ex governatore pugliese Vendola. Pecora, ricordando la battuta, la utilizza in positivo: “Spero invece che questi due giorni servano ad unire in nome della legalità. Agevolare le sinergie tra Reggio e Messina, superando antiche rivalità, significa anche anticipare l'Area metropolitana dello Stretto, erede delle due province”.