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Al mondo serve un'Europa degna del suo ruolo

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Michele Cucuzza
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Avremmo bisogno di più Europa (malgrado il notevole impegno di Federica Mogherini) per fronteggiare e sconfiggere il terrorismo dell'Isis, ora che con la strage di Tunisi il cerchio si è stretto e le minacce per il nostro paese direttamente colpito, come la Polonia e la Spagna, si sono fatte più evidenti. Nella fase in cui gli Stati Uniti 'riluttanti' non si sentono più in grado di assumersi il ruolo di 'gendarme del mondo' (l'opinione pubblica americana è stanca di guerre che per altro costano cifre enormi), chi riempie il vuoto nel mondo globalizzato? Da una parte Cina e Russia che, incuranti di diritti e democrazia dei paesi interlocutori, utilizzano come strumenti di politica estera le disponibilità energetiche (quando per esempio Mosca minaccia di chiudere i rubinetti del gas) e le grandi risorse finanziarie di cui dispongono (in Africa i cinesi comprano, investono, costruiscono infrastrutture ovunque). Dall'altra parte ecco l'intensificarsi degli scontri tra i singoli paesi, le guerre civili, il terrorismo, tutto quello che Papa Francesco chiama la “terza guerra mondiale a pezzettini”. Fenomeni che rischiano di accentuarsi perché manca un punto di riferimento che svolga una funzione di 'controllo democratico'. Ne è convinto non a caso chi come Antonio Panzeri, presidente della delegazione del parlamento europeo per i rapporti con il Maghreb, conosce molto bene l'area lungo il Mediterraneo e il vicino oriente dove il califfato nero imperversa: “Se non si crea un nuovo grande soggetto in grado di dirimere i conflitti militari, civili, sociali in atto, garantire cooperazione finanziaria pretendendo negli interlocutori il rispetto delle regole democratiche, i rischi rimarranno alti. E troveranno spazio le tentazioni neocoloniali di qualche singolo stato europeo e lo strabismo di chi nell'UE guarda a est ignorando le frontiere meridionali. Bisogna volare alto: contro il terrorismo (e l'allarme che ne deriva) serve la politica con la p maiuscola, l'unica in grado di regolare i conti e costruire nuove prospettive”. Purtroppo questo al momento non c'è. “Sostenere la Tunisia” ricorda Mogherini “significa rafforzare la sua sicurezza e la nostra”. Non c'è dubbio. Difficile immaginare però nel concreto qualcosa che, in termini di sicurezza, oltre ad aiuti economici vada al di là di iniziative di singole capitali, visto che i 28 paesi dell'Unione non sono in grado di darsi un'autentica politica estera e di sicurezza comune. Un traguardo che avrebbe voluto dire la rinuncia decisa e consapevole di pezzi importanti delle sovranità degli Stati membri: negli anni '50, prima la NATO poi l'ostilità di paesi come la Francia hanno fermato i progetti in questa direzione. Caduta la 'cortina di ferro', negli anni '90, finalmente le prime missioni europee di monitoraggio in ex Macedonia, Bosnia, Congo e, pure, in Iraq e Afghanistan. Non hanno avuto grande eco: forse anche perché il Centro operazioni dell'UE può disporre al massimo di 2 mila addetti. In assenza dell'Europa, attenzione dunque alle ricorrenti tentazioni di iniziative militari nella Libia, paese con l'Is all'offensiva che rischia di contagiare ora la Tunisia: “Non possiamo ripetere gli errori del passato: la coalizione che nel 2011 ha abbattuto Gheddafi non aveva la minima idea di cosa fare il giorno dopo. Il caos attuale nasce da lì”. Panzeri insiste su un punto: “L'unica possibilità concreta è che il negoziato guidato da Bernardino Leòn, inviato speciale dell'ONU, porti frutti positivi, convinca tribù e fazioni in campo (e i paesi arabi della regione) della necessità di un'intesa che sconfigga terrorismo e radicalismo e consenta la nascita di istituzioni unitarie. Solo allora è ipotizzabile una risoluzione dell'ONU che autorizzi un intervento di peacekeeping di supporto, che comunque dovrebbe essere condiviso dai soggetti in campo”. [email protected]