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Muos: radar, radiazioni e proteste

Michele Cucuzza
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In tempi di raid sui fondamentalisti dello Stato islamico, con l'Italia impegnata a inviare ai peshmerga armi e munizioni (oltre ad aiuti umanitari), ecco la storia movimentata, che dura da un po' e non si è ancora conclusa, di una megastruttura per le comunicazioni della difesa americana su suolo italiano, che si chiama Muos, insediata vicino a Niscemi, 28mila abitanti in provincia di Caltanissetta. Ci aiuta a percorrerla il professor Massimo Zucchetti, ordinario di protezione dalle radiazioni al Politecnico di Torino, che - come vedremo - ha un ruolo in questa vicenda. Il Muos è un sistema satellitare, formato da 4 stazioni di terra (una a Niscemi appunto, una in Australia, due in America) e 8 satelliti: una specie di supercellulare che permette all'esercito degli Stati Uniti d'America di avere comunicazioni da tutto il mondo, allo scopo di scambiare informazioni, dirigere aerei, puntare missili, in maniera molto più efficiente di come avviene oggi: la stazione di Niscemi è formata da 3 grossi padelloni, radar del diametro di 18 metri ciascuno, rivolti verso l'alto. Il problema nasce dalle onde elettromagnetiche emesse dai radar, del tutto simili a quelle - decisamente inferiori -emesse dai nostri telefonini: questa è la ragione per la quale, con il telefonino in mano, diciamo frequentemente “non c'è campo” oppure “sì, qui ho campo”, campo elettromagnetico appunto. Nel caso del Muos, si diceva, per poter raggiungere i satelliti occorrono campi elettromagnetici molto potenti. Purtroppo, questi campi, oltre a dirigersi verso lo spazio, si diffondono in tutto il circondario: l'elettrosmog, come si chiama, può dunque irraggiare la popolazione che vive da quelle parti. Non solo: il Muos è stato piazzato nell'unica riserva naturale di sughero del Mediterraneo, la sughereta di Niscemi appunto. Ecco perché, tra i locali e le amministrazioni, si è formato in questi anni il movimento “No Muos” e sono emersi dubbi e resistenze sul fatto di avere una base militare con apparecchiature che emettono onde elettromagnetiche di quel genere in una località dove dovrebbero esserci solo gli alberi di sughero. Si sono succedute vicende alterne: il precedente governo siciliano aveva autorizzato il Muos, quello attuale ha revocato il sì. Ci sono stati ulteriori ricorsi, compreso quello al Tar, che sono ancora in fase di dibattimento: nel frattempo, il Muos è stato ultimato ed è già in fase di prova. Chi passa da Niscemi vedrà i 3 grandi padelloni che ogni tanto emettono luci blu o, alternativamente, rosse: sebbene non ancora utilizzato dai militari, il sistema è già in grado di emettere le sue radiazioni per permettere telecomunicazioni di prova. L'ultima scadenza di questa lunga e controversa vicenda si avrà il 25 novembre, quando il Tar siciliano si pronuncerà sulla legalità o meno del Muos: su quella base, lo Stato e la Regione potranno prendere le proprie decisioni, considerando comunque che intanto il Muos è stato ultimato ed è attivo. Qui entra in campo il professor Zucchetti: “faccio parte di un pool di 10 tecnici, incaricati come consulenti dai Comuni del territorio (tutti, nessuno escluso, si oppongono a questa installazione) e dalle associazioni ambientaliste: abbiamo prodotto una relazione molto dettagliata che ha bocciato il Muos e che è stata presa inconsiderazione da un ‘verificatore', un personaggio super partes, il professore emerito Marcello D'Amore. Il ‘verificatore' - sottolinea il professor Zucchetti - ci ha dato completamente ragione, dicendo che le rassicurazioni sulla poca pericolosità del Muos sono per lo meno da approfondire”. Non ci resta che aspettare, dunque, la sentenza del Tar : “in ogni caso - allarga le braccia Zucchetti - chissà se riusciremo mai a convincere i nostri amici alleati americani con un progetto da 6 miliardi di dollari, cui lavora la multinazionale Lockheed Martin, con 8 satelliti in orbita, con 4 stazioni di terra di cui 3 già funzionanti - a piazzare questo attrezzo da un'altra parte e non a soli 4 chiolometri da Niscemi”. [email protected]