Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Per l'Europa c'è anche il test di Kiev

Esplora:

Michele Cucuzza
  • a
  • a
  • a

“Ho l'impressione che in Ucraina la situazione potrà svoltare in un senso o nell'altro solo dopo le elezioni presidenziali del 25 maggio: se prima a Kiev non emerge un interlocutore spendibile, è difficile che si possa trovare un accordo”. La previsione, all'indomani del vertice di Ginevra, è di Lucio Caracciolo, direttore di Limes, la più importante rivista italiana di geopolitica. “Non c'è dubbio che nelle province secessioniste dell'Ucraina orientale”, è il ragionamento di Caracciolo, “si viva una fase di guerra civile a bassa intensità, che può essere ancora fermata anche se gli ingredienti ci sono tutti: gente armata in strada, blindati sequestrati, municipi assaltati, scambi di raffiche. Quelli che Kiev bolla come 'terroristi' non possono essere esclusivamente agenti russi infiltrati: dobbiamo considerare che un terzo circa delle popolazioni di Donetsk e Kramatorsk vorrebbe effettivamente tornare nella Grande Madre Russia, mentre un'altra parte aspira soprattutto a maggiore autonomia da Kiev e solo il rimanente terzo della popolazione si sente pienamente ucraino e desidera essere governato da Kiev. Il problema di fondo è che non si capisce ancora chi comandi a Kiev: siamo tuttora in una fase 'postrivoluzionaria', con un governo molto debole e non legittimato. Per questo, tutto è ancora aperto. Mosca, che probabilmente considera Russia quasi tutta l'Ucraina (Kiev compresa), punta nell'immediato a impedire che il Paese passi al 'nemico', fuori dal controllo del Cremlino, diventando euro-atlantico, inquadrato nella Nato. Gli strumenti ce li ha tutti, a cominciare dalla dipendenza economica (non solo energetica) dell'Ucraina da Mosca. Sul versante occidentale nessuno, neanche Washington, pensa alla guerra, opzione peraltro utilizzata dallo stesso Putin come eventualità estrema, 'da esorcizzare': la Nato - che ha rafforzato le difese a Est - attua mosse di pressione. Nel frattempo, le sanzioni - che hanno colpito singole personalità, conti in banca e libertà di movimento - sono servite più che altro a rassicurare le opinioni pubbliche interne. Se venissero inasprite, finiremmo per pagarle anzitutto noi europei, dato il grado di interdipendenza non solamente energetica che c'è tra l'Europa, l'Italia in particolare, e la Russia: oltre al gas che ci fornisce Mosca, parliamo degli investimenti russi dalla nostre parti e dei nostri in Russia. L'Europa, come al solito, non ha una voce unanime: la parte centro-orientale, paesi baltici, Polonia e Repubblica Ceca, costituisce la pattuglia più decisamente antirussa, quella che vorrebbe dare un colpo secco a Mosca, sognando magari che sia la Russia e non l'Ucraina a spaccarsi, com'era capitato a suo tempo all'Unione Sovietica. La parte occidentale (Spagna, Portogallo, Irlanda) resta alla finestra, mentre i paesi intermedi, che hanno fortissimi legami energetici, economici, culturali e storici con la Russia, soprattutto la Germania, pur non essendo schierati con Putin, hanno fallito nel loro tentativo di costruire un compromesso: l'accordo del ministro degli esteri tedesco, siglato a Kiev nei giorni caldi con Janukovyc e con l'opposizione, è stato immediatamente sconfessato dalla piazza. E allora? Senza fingere di credere al fatto che in Europa, dopo la guerra fredda, non si sia fatto uso della forza per cambiare i confini degli stati (basti pensare ai paesi nati dalla ex Jugoslavia), c'è comunque una possibilità su mille che si verifichi una guerra vera e propria per l'Ucraina. Lo sviluppo più probabile è un lungo periodo costellato di azioni di commando, bombe, attentati, con l'obiettivo di destabilizzare lo stato ucraino, il che significherebbe allargare l'area più incerta, più 'balcanizzata' dell'Europa, favorendo mafie e traffici illegali, mettendo a rischio un paese fondamentale per il rifornimento energetico dell'Italia, che riceve buona parte del gas che consuma via Ucraina. Per questo, le elezioni del 25 maggio a Kiev sono una scadenza cui guardare con speranza e attenzione”. [email protected]