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Buttiamola tutta sulla comunicazione

Michele Cucuzza
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Guardiamo le cose dal punto di vista della comunicazione, dei messaggi che attraverso le immagini e le parole arrivano dalla politica al paese, ancora sofferente e stanco per la crisi. L''impressione è che, da questo punto di vista, l'incarico a Renzi abbia cominciato a modificare qualcosa. Di che parliamo? Mentre le televisioni continuano ad affannarsi, insieme ai giornali, nell'ossessivo gioco del totoministri, seguendo Renzi abbiamo visto qualcosa di nuovo nei rapporti con i suoi principali interlocutori, Berlusconi da una parte, Grillo dall'altra. L'ex presidente del consiglio che i critici di Renzi erano certi potesse tornare ad avere un ruolo centrale, dominante, avendo il premier incaricato trattato con lui il progetto di riforme istituzionali malgrado la decadenza dal Senato, non ha riconquistato la scena. Anzitutto perché il Cavaliere non ha mai smesso di essere il leader dell'opposizione del centrodestra (di qui, le tensioni con Alfano e gli 'idiotii' più o meno utili) e poi perché negli ultimi giorni Berlusconi (come ha riferito Brunetta) si è ritrovato a dare a Renzi suggerimenti sulla base della sua esperienza e delle difficoltà incontrate nel suo pluriennale ruolo di premier. Quanto alla giustizia, uno dei capitoli compresi nel fitto piano riformatore di Renzi, tema che notoriamente sta molto a cuore all'ex premier, è parecchio difficile, per non dire impensabile, che tra i due ci possano essere convergenze sull'aspetto più spinoso, l'indipendenza e le prerogative della magistratura, indipendentemente da chi sarà il prossimo guardasigilli. Considerando il fatto che Forza Italia ha ribadito che non voterà la fiducia a Renzi e che - di fatto - la campagna elettorale per le europee è già aperta, il nuovo corso comunicativo Renzi - Berlusconi (che sono e restano avversari, nonostante la 'doppia maggioranza' e i compiacimenti del leader più anziano per la giovane età del premier, 'che ha la metà esatta dei miei anni') appare un fatto nuovo, che ci fa sperare siano finalmente archiviati anni di asprezze e reciproche contrapposizioni verbali, senza costrutto. Quanto ai rapporti con Grillo,dopo l'ormai famosa 'non consultazione' in streaming di mercoledì, Renzi - dotato di ammirevole selfcontrol - ha fatto intendere chiaramente la sua strategia comunicativa: rivolgersi direttamente all'elettorato del Movimento 5 stelle, bypassando il leader che a Montecitorio - benché spinto all'incontro dalla 'rete' - non ha lo lasciato parlare, attaccandolo come 'non credibile' in partenza. Il fondatore dell'organizzazione anticasta continuerà (un po' come ha fatto a Sanremo) con i suoi comizi in solitaria, mentre il premier proverà a dimostrare ai grillini, parlamentari, militanti, simpatizzanti, incerti, che la politica, come la intende lui, vorrebbe davvero rimettere in moto l'economia e dare istituzioni efficienti al paese, per poi ridiscutere i patti con i partner europei nel nostro semestre al vertice dell'Unione. Tutto ciò malgrado il no secco a qualunque apertura di credito da parte di Grillo, che lo bolla come 'vecchio', espressione dei più classici poteri forti. Insomma, l'avvio di un'operazione 'forbice' tra Grillo e il movimento, fatta partire in diretta, sotto attacco duro, davanti al paese. Gli sviluppi li vedremo nelle prossime settimane: i quattro senatori grillini 'dissidenti' , messi subito all'indice dalla ' rete', sono già un segnale. Senza dimenticare che, a fare la differenza, nelle coalizioni, nelle 'doppie maggioranze' e nelle acque perennemente agitate della politica italiana, sono anche le leadership, le personalità dei protagonisti, la loro qualità e attitudini, compresi i segnali mediatici che mandano. Siamo solo agli inizi, ma vedere Renzi a Termini, lunedì scorso, appena ricevuto l'incarico da Napolitano, prendere il treno per Firenze tra i saluti della gente incuriosita, senza un agente accanto, un certo effetto lo fa.