Complimenti, professor Schepis

Complimenti, professor Schepis

31.01.2014 - 15:21

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Poi uno dice la meritocrazia, l'eccellenza italiana, il no alla fuga dei cervelli. Prendiamo il caso di Cosimo Schepis, il restauratore calabrese che, insieme a una collega romana, Paola Donati, e a un gruppo di chimici e fisici dell'Istituto superiore per la conservazione e il restauro, ha ripulito e rimesso in piedi in tutto il loro splendore le statue dei Bronzi di Riace, due capolavori di 2500 anni fa, patrimonio autentico dell'umanità, scoperte in mare nel '72, vicino alla costa calabrese. 58 anni, moglie americana, un figlio alla 'Space X' di Los Angeles, l'altro ancora studente a Washington, Schepis mantiene l’aria tranquilla di uno che ha fatto bene il lavoro che ama e se ne infischia di non far parte dei soliti noti della nostra tv: “sono felice così, ho tantissimi riscontri e complimenti, dai miei concittadini e dai visitatori. Il ministro della Cultura Bray mi ha abbracciato, grato”. Come dargli torto? Un impatto che toglie il fiato per la bellezza, la potenza, la forza vitale, ecco i Bronzi che Schepis ha rimesso a posto, dopo due parziali restauri di qualche anno fa, a Firenze e Roma. Due metri di creature, uno, “il giovane”, la barba e i riccioli, il corpo bruno, scurissimo, con i resti di uno scudo sul braccio sinistro, l’altro, “il vecchio”, più verdognolo e dalla forme morbide, entrambi con il capo semicoperto da una cuffia. Esemplari rarissimi dell’arte greca del quinto secolo avanti Cristo, uno dei simboli della Calabria e dell’Italia colta, affascinante, invidiata dal mondo, sono tornati al Museo nazionale della Magna Grecia del capoluogo calabro poco meno di due mesi fa, dopo un soggiorno restaurativo di oltre due anni, realizzato in un “laboratorio vetrina”, le statue adagiate su apposite lettighe ed esposte in teche trasparenti ai visitatori di Palazzo Campanella, sede del Consiglio Regionale. Liceo artistico, accademia di Belle Arti, per anni a Brera a Milano, poi all’Istituto per la grafica di Roma, dal 2004 al Museo di Reggio Calabria, l’eccellenza del delicato impegno del restauratore Schepis se l’è costruita sul campo, con passione, seguendo corsi e imparando dai maestri nei musei. “I chimici e i fisici - racconta -hanno fatto il check up alle statue, con aste sottilissime dotate di microcamere fatte penetrare dai piedi, mentre altri esperti procedevano a ispezioni con i raggi gamma. Più del 60% delle superfici interne dei Bronzi presentava corrosioni oltre a residui delle ‘terre di fusione’, l’argilla alla quale gli scultori dell’epoca facevano aderire la cera che poi sarebbe stata sostituita dal bronzo fuso. Con microscavi di precisione abbiamo eliminato entrambi i problemi, ripulendo del tutto le statue e trattandole, poi, con benzotriazolo. Al museo, abbiamo destinato ai due guerrieri un’ampia sala chiusa ermeticamente, microclimatizzata in modo stabile (temperatura sui 22 gradi, umidità tri 40 e i 45), non facendo entrare più di 20 persone alla volta . Impedendo temperatura e umidità della sala cambino, rendiamo impossibili nuovi processi di corrosione: in questo modo gli appassionati possono ammirare i Bronzi senza teca di protezione”. Un accorgimento per i visitatori c’è comunque: una sosta di 3 minuti in una stanzetta di decontaminazione, dove un aspiratore toglie di dosso polveri e corpuscoli, mentre la temperatura diventa quella giusta che consente di accostarsi alle statue. “Tornare indietro di 2500 anni, scoprire le tecniche di allora, difendere opere così straordinarie - commenta Schepis - è la mia gratificazione. L’Italia è fortunata ad avere i Bronzi”. Non sarà famoso come tanti, troppi in Italia, ma l’ammirazione per chi ancora ci fa fieri, c’è tutta, professor Schepis.
cucuzza.michele@gmail.com

 

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