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Cancelliamo le risate dei mafiosi

Michele Cucuzza
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Che rabbia le immagini, la voce, le parole di autoassoluzionee, insieme, di cinica minaccia di Totò Riina, i magistrati che indagano su di lui e sulla trattativa tra stato e mafia come tonni nella mattanza, svilita con scherno la memoria degli eroi che hanno fatto piovere i primi ergastoli e migliaia di anni di carcere su  'Cosa nostra' , la rivendicazione strafottente delle stragi, “mi sono divertito, sono stato grande”. Capaci, certo, via D'Amelio pure. Falcone, Borsellino, le loro scorte. Dalla Chiesa. Ma anche Rocco Chinnici, due carabinieri e il portiere di uno stabile saltati in aria 31 anni fa a Palermo, con il tritolo nascosto in un'autobomba, una spaventosa esplosione che sventra un palazzo come a Beirut e che anticipa la terrificante stagione mafiosa degli anni ‘90. “Riina se ne vanta perché quell'orrore contro Chinnici, il giudice che ha inventato il pool antimafia, è coinciso con la scalata sua e degli altri corleonesi ai vertici di 'Cosa nostra', con la scia di sangue, la strategia criminale, animalesca che l'ha sempre accompagnato e che ancora oggi gli fa emettere sentenze di morte nei confronti di altri magistrati che indagano su di lui, come il pubblico ministero Nino Di Matteo, che cerca la verità sui rapporti tra stato e mafia nel '92-93”. Fabio De Pasquale ha appena pubblicato, con Eleonora Iannelli, 'La storia mai raccontata del giudice che sfidò gli intoccabili' (Castelvecchi), un saggio su Chinnici, la sua famiglia (la figlia Caterina è pure lei magistrato), la strage e le successive vicende processuali. “Chinnici”, sottolinea De Pasquale, “intuisce (e paga con la vita) che per smascherare gli 'intoccabili', cioè il potere economico e politico complice della mafia, bisognava seguire il flusso finanziario degli affari di 'Cosa nostra', a partire - all'epoca - dal traffico di eroina: comincia dunque a indagare sui grandi movimenti di denaro sospetto depositato nelle banche, fino ad allora santuari intoccabili. Era instancabile, aveva la religione del lavoro, come dicevadi lui Borsellino. Ma come Borsellino, amava molto la famiglia, i figli, riusciva ad essere sempre presente e si concedeva hobby come la cucina e il giardinaggio. Sapeva che la mafia non si combatte solo nelle aule di giustizia, andava nelle scuole e all'università a parlare ai giovani, uno dei primi, del valore della legalità, del pericolo dell'eroina, della crudele vocazione alla ricchezza di Cosa nostra e del suo modo di far politica attraverso la violenza. E' grazie al pool di Chinnici”, ricorda de Pasquale, “che si potrà celebrare, 3 anni dopoil suo assassinio, il maxi processo che ha visto alla sbarra, di fatto per la prima volta, 500 mafiosi siciliani. Le tremende modalità della sua esecuzione”, aggiunge De Pasquale, “volevano essere un preciso avvertimento anche per gli altri componenti del pool, a partire proprio da Falcone e Borsellino, che, anni dopo, hanno fatto la stessa tragica fine. Riina se ne vanta tuttora per confermare che nasce da lontano, da quel 'cratere' scavato dal tritolo nell'83, la sua chiamata alle armi per chi indaga su di lui”. 31 anni dopo la strage, un mistero giudiziario c'è ancora: l'hanno scoperto proprio De Pasquale e Iannelli. Un magistrato messinese, deceduto 6 anni fa , avrebbe 'aggiustato' a suo tempo il processo contro uno dei presunti mandanti dell'assassinio di Chinnici, il capomafia Michele Greco (che nell'88 è stato effettivamente assolto), in cambio di un pacco di milioni di vecchie lire. Lo rivelano i pentiti: il fascicolo a carico di quel giudice è rimasto incredibilmente sommerso per 15 anni negli archivi della Procura di Palermo. Solo adesso, grazie al lavoro dei due giornalisti, è stato rintracciato. E' stata aperta una nuova inchiesta: anche se nel frattempo per la strage Chinnici altri boss, a partire proprio da Riina, sono stati condannati all'ergastolo, quelle carte su Greco 'smarrite' per 15anni lasciano sconcertati.