michele cucuzza bianco e nero

Le gabbie della nuova schiavitù

27.12.2013 - 13:28

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Bisognerà far qualcosa, che non sia dettata dall'emergenza, dopo la rivolta degli immigrati e le loro sconvolgenti proteste. Che tocchi al Parlamento o ai quarantenni di governo poco importa: purché la si faccia e - passata la fase più acuta - non si torni a far finta di niente, lasciando solo il Papa a parlare di dovere dell'accoglienza e di vita degna per i migranti, ai quali - ha detto - mai più dovranno capitare tragedie come quelle di Lampedusa. Che succede nei nostri Centri di identificazione ed espulsione (CIE), teatro delle proteste estreme delle “bocche cucite” a Natale?
Lasciamo parlare il deputato del Pd Khalid Chaouki, 30 anni, di origini marocchine, che, una volta resosi conto dell'orrore della situazione, è stato protagonista di uno sciopero della fame a Lampedusa: "Non mi pare che le cose stiano come le descrive il ministro dell'interno Alfano: ci sono più di 200 migranti che vivono in questo luogo da mesi, quando le norme internazionali prevedono una permanenza massima di 96 ore. Sette eritrei, sopravvissuti al naufragio del 3 ottobre, sono ancora a Lampedusa"."Nel centro - aggiungeva Chaouki - le condizioni sono disastrose: entra acqua dal tetto, alcune stanze sono allagate. Davanti ai morti di due mesi e mezzo fa, abbiamo assistito al lutto e al cordoglio ma siamo ancora alle promesse". E poi: " ho mangiato con i migranti e resterò qui a dormire fino a quando non sarà ripristinata la legalità e l'Italia non si adeguerà alle norme del diritto internazionale".C'è un'altra testimonianza che va ascoltata con attenzione , quella di don Emanuele Giannone, direttore della Caritas della diocesi di Porto Santa Rufina, che dice di aver "raccolto storie e speranze" nella sua visita al centro di Ponte Galeria a Roma. A lui gli immigrati avrebbero consegnato una lettera per Papa Francesco, anche se non c'è ancora una conferma esplicita. Occasione : la messa di Natale con gli ospiti del Cie, molti dei quali sono stati in sciopero della fame mentre due hanno mantenuto fino all'ultimo la protesta delle labbra cucite. "Ho portato la mia piena solidarietà per un'iniziativa pacifica - ha raccontato don Giannone."Anche proteste come questa sono la strada per capire l'assurdità di alcune leggi sull'immigrazione. Il Cie è un luogo assurdo dove viene annullata la dignità umana, nonostante la buona volontà che ci mettono gli operatori e le forze di polizia". "A Ponte Galeria la maggior parte degli ospiti sono bravi ragazzi che non capiscono perchè li tengono tanto tempo lì - ha detto don Giannone -. Cercano solo un futuro migliore e mi vergogno moltissimo che l'Italia non sappia dire loro come venire a trovare un lavoro in modo legale". Secondo il direttore della Caritas, "nel Cie ci sono tante storie diverse e alcuni vengono da percorsi che li hanno portati a commettere crimini, purtroppo. Quindi ci sono aspettative diverse e qualcuno può anche tentare di strumentalizzare una protesta che è e resta pacifica". Nessuna beatificazione dei migranti, dunque, rischi di strumentalizzazioni comprese, ma nessuna assoluzione per i centri di identificazione per i quali don Giannone prova solo “vergogna'” mentre l'on. Chaouki parla di '”condizioni disastrose”. Che fare, dunque? ''La legge Bossi-Fini che regola le politiche sull'immigrazione sarà uno dei temi di gennaio", ha assicurato il premier Enrico Letta, cosi' come "la revisione dei Cie, che richiedono una risposta obbligatoria''. In tanti concordano, molti invocano la chiusura dei Centri di prima accoglienza. Vedremo che cosa salterà fuori. Vedremo chi e come sarà in grado di porre rimedio alla vergogna che nessuno può più far finta di non conoscere. Una prima cosa da fissare bene in mente c'è ed è la seguente: i Cie, Centri di identificazione e espulsione, servono appunto solo a questo, identificare delle persone da espellere. Alcune delle quali sono già state in carcere ma non sono state nel frattempo nemmeno identificate. Che, di proroga in proroga, di prolungamento in prolungamento, decisi per legge nel corso degli anni, si debba trattenere questa gente nei Cie fino a un anno e mezzo (!) per sapere come si chiamano e da quale inferno di fame o di guerra provengono, rinchiudendole nelle gabbie della nuova schiavitù, come ci è apparso chiaro nella protesta di Natale, è semplicemente inammissibile. Anche solo per un altro giorno. Che aspettiamo ancora?

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