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E la colpa è sempre degli altri

Michele Cucuzza
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“E'vero, li disinfettavamo mentre erano nudi. Avremmo dovuto rifiutarci. Ma non li abbiamo mai maltrattati”. “In quel cortile c'erano anche medici e infermieri, ma alla fine a rischiare il posto saremo solo noi pesci piccoli”. “Abbiamo applicato il protocollo previsto in casi del genere.Forse abbiamo sbagliato a farlo lì, ma non c'erano altre strutture disponibili”. Che vergogna a soppesare le ammissioni e le giustificazioni degli operatori del Centro di prima accoglienza di Lampedusa che hanno spruzzato con getti d'acqua e disinfettante i profughi nudi all'aperto, per contrastare un'epidemia di scabbia. Le immagini dello scempio, riprese con il telefonino da un avvocato siriano rifugiato anche lui, rilanciate dal TG2, hanno (giustamente) fatto il giro del mondo, provocando la durissima reazione dell'Europa che ora minaccia l'interruzione dei finanziamenti all'Italia per l'emergenza migranti. Non solo: la procura di Agrigento ha aperto un'indagine per violenza e maltrattamenti, mentre la cooperativa che gestisce il Centro dovrà al più presto rimuovere i responsabili del trattamento shock. Senza contare che personalità qualificate, quali il direttore generale dell'Ospedale San Camillo- Forlanini di Roma, hanno chiarito che le docce antiscabbia sono “un metodo assolutamente inutile, dannoso e senza valenza terapeutica”. Eppure, davanti a questo sfacelo d'immagine e di sostanza, c'è ancora chi si ostina a sottovalutare la gravità dell'accaduto: Lampedusa, riferiscono le cronache, si è divisa tra innocentisti e colpevolisti, mentre l'autore del filmato sarebbe stato minacciato ed è finito sotto la protezione di poliziotti e militari. Diciamoci la verità: il pericolo di cedimento sociale, sul quale lancia l'allarme la Confindustria, i forconi, generati dal persistere implacabile della crisi economica e sociale, sono in gran parte responsabilità di una classe politica inadeguata che più che tasse e tagli a ripetizione non è stata capace di imporre, evocando di continuo, anche secondo l'Istat, il rischio di precipitare in fondo al burrone al solo scopo di giustificare se stessa. Ma una parte di responsabilità in questa passiva rassegnazione di fronte all'ineluttabile ce l'abbiamo anche noi, con il nostro modo di reagire conformista e passivo per cui nulla è mai colpa interamente nostra, mica decidiamo noi, mica c'entriamo noi, mica siamo noi a contare. Come se il mondo andasse, da solo, da una parte e noi per i fatti nostri, da tutt'altra, inconsapevoli e ignari: in fondo quelle persone nude, al freddo, sottoposte a quelle umiliazioni davanti agli occhi del mondo, noi non le abbiamo maltrattate, abbiamo applicato il protocollo, non c'erano altre strutture disponibili e neanche i medici e gli infermieri presenti si sono opposti. Come se le centinaia di vittime delle recentissime stragi in mare non ci fossero mai state, come se la nostra richiesta di assunzione di responsabilità dell'Europa intera di fronte alla tragedia degli emigrati non si fosse mai verificata, come se l'enormità della questione migranti non fosse, da anni, una delle emergenze del nostro paese, simbolicamente rappresentata dal precipitarsi del Papa a Lampedusa, nel suo primo viaggio, appena eletto .Ma dove vive questa gente, sempre al telefono e sempre davanti ai social network, che poi non sa nulla di nulla? Persino solo un po' d'informazione in più avrebbe potuto supplire, almeno in apparenza, almeno per salvare la faccia, alla gigantesca mancanza di umanità, di sensibilità e di responsabilità di cui ha dato prova. Quella stessa assenza burocratica di consapevolezza, quella passiva rivendicazione della propria inadeguatezza che ha consentito a un pericolosissimo serial killer di volare uccel di bosco, dopo l'ennesimo permesso premio di cui aveva incredibilmente goduto, visto che secondo le carte, cui ci si è limitati ad attenersi, era “soltanto” un rapinatore. Abbiamo applicato il protocollo, al solito. [email protected]