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Contro le mafie si può davvero fare di più

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Michele Cucuzza
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Mentre si insedia il nuovo commissario alla spending review e in Parlamento si alzano voci contrarie ai troppi tagli alla giustizia previsti dalla legge di stabilità, un altro tema resta sullo sfondo della nostra agenda politica, un argomento che potrebbe essere decisivo anche per il programma di lavoro della nuova commissione antimafia, ammesso che la traumatica designazione della sua presidenza le consentirà un cammino certo: la questione del controllo del territorio.E' uno dei problemi più importanti, se non il punto nodale, sul quale lo Stato  si gioca la vera partita per l'affermazione della legalità in un paese in cui le mafie, secondo il centro di ricerca “Transcrime” dell'Università Cattolica di Milano, piegano anche gli investimenti negli immobili e nelle aziende alla ricerca del consenso sociale e alla necessità di controllare l'area in cui sono insediate: insomma, oltre che per il profitto e la redditività in sé, le organizzazioni criminali investono nelle attività legali per consolidare e sancire il proprio dominio sulle aree dove si insediano (con la significativa eccezione degli appalti). Sottrarre alle mafie, oltre il denaro e i beni (oltre 2 miliardi nel 2012) anche il controllo del territorio significherebbe assestare il colpo fondamentale per il loro annientamento. A un recente incontro a Cetraro, in provincia di Cosenza, in occasione dell'assegnazione dei premi dell'"Associazione Simona Gesmundo", ho ascoltato con sgomento la notizia secondo la quale un terzo del territorio calabrese sarebbe tutt'oggi sotto il controllo della 'ndrangheta, nonostante l'ammirevole impegno delle forze statali di contrasto al crimine organizzato. Pochi giorni dopo, ho avuto la fortuna di intervistare Bruno Mazza, un giovane di Caivano (Napoli) che, espiati in carcere i suoi trascorsi nella camorra, ha cambiato vita e ha costituito, con l'aiuto di campioni quali Ciro Ferrara e Fabio Cannavaro, l'associazione "Un'infanzia da vivere" per far giocare a calcio in un campetto e allontanare dalla vita di strada i ragazzi del suo quartiere. Peccato che l'area dove sorge il campo sia adiacente al cosiddetto “Parco verde”, abitualmente frequentato da spacciatori, malavitosi, tossicomani: per non farli passare di lì, Bruno va a prendere personalmente ogni giorno i ragazzini della sua associazione. Chiede per questo di poter avere da qualcuno un pulmino: nella sua macchina, tutti i baby calciatori ovviamente non ci stanno:”'6-7 mila famiglie, racconta Bruno con amarezza, dalle mie parti vivono di droga”. Soddisfazione, dunque, per i recenti arresti di Antonio Schiavone e di altri esponenti della camorra: il problema del controllo del territorio rimane comunque, parallelo e gravissimo. Anche perché proprio nell'area di Caivano, in piena “terra dei fuochi”, è stata scoperta, ai primi di ottobre, l'ultima discarica abusiva: grande 4 chilometri per 10, è praticamente a cielo aperto. Come le altre, si è potuta espandere senza controlli. Finalmente, negli ultimi giorni, abbiamo letto che sarà creata una task force intergovernativa per un piano di interventi di prevenzione e di controllo. Come con soddisfazione abbiamo appreso anche di recenti, continue denunce e verifiche sul territorio da parte di carabinieri e polizia, da Cefalù a Modica, in Sicilia, a Frosinone e Genova. Ma non possiamo, contemporaneamente, dimenticare l'esigenza di sostegno espressa con sempre maggior insistenza dalle cooperative che operano sui beni confiscati, spesso lasciate sole dalle istituzioni. E senza andare tanto lontano, al Pigneto, quartiere della periferia est di Roma, gli abitanti esasperati dalla presenza stanziale di spacciatori e malavitosi hanno invocato e ottenuto un incontro con il primo cittadino Marino. Un commerciante ha detto di aver chiesto a uno spacciatore di non vendere eroina davanti al suo negozio: “Tu qui lavori se lo dico io”, si è sentito rispondere. Il sindaco di Roma si è impegnato a depurare il quartiere.