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Poche parole e tanti fatti!

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Antonio Tofanelli
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Da un giro di opinioni raccolte per la strada o nei vari luoghi d'incontro comune a tanta gente, emerge la sensazione che le cose in politica continuino a non essere affrontate come dovrebbero. Sembra apparso qualcuno che trasmette un certo entusiasmo e di gran lena comunica a tutti le tante cose che sa. Pare che lui solo abbia le ricette giuste in mente, anche se non si può dire in tasca, perché non si è certi della fattibilità di tali idee. Si ipotizza che finora siamo stati guidati da un branco di incompetenti, oppure di indifferenti ai veri problemi del paese e finalmente, si aspetta una svolta utile per i cittadini. Poi, però, approfondendo, l'entusiasmo cede il passo all'incertezza e all'insicurezza e questo non solo a causa del malessere che sfiducia un po' tutti, ma anche perché sembrano già svanire le prime promesse che sono state fatte a suo tempo (troppo poco tempo fa) per guadagnare terreno su altri. C'è chi imputa a giovani età l'incapacità di riconoscere le questioni nodali dei processi, per attivare le vere riforme necessarie, altri attribuiscono ai dispetti di palazzo la nascita di quelle frizioni che ostacolano volontariamente i successi possibili. Meglio sarebbe, a detta di ultimi, non far realizzare qualcosa di buono, piuttosto che farlo realizzare agli avversari, quindi boicottaggio a tutti i costi. Chi ci capisce di più tiri fuori il senno, per favore! Qui urge una rinascita totale! È vero che fino ad una certa età vengono sventagliate ai quattro venti tutte le cose che si sanno e anche quelle che non si sanno, pur di fare colpo. Certamente più utile sarà arrivare a dire solo le cose che si conoscono davvero, da maturi, fino a quando poi, da anziani, si diranno solo le cose che servono. Auguriamoci che al dire corrisponda il fare. Chi ha detto poche parole, mentre stava centrando il suo obiettivo, è stato Gesù di Nazareth! Gesù ha subito uno dei processi più assurdi della storia ed è stato condannato mentre si contravveniva alle leggi vigenti. Eppure, con poche parole e tanti fatti ha lasciato che si consumasse ciò che procurava il cambiamento più radicale della storia dell'uomo, di ogni tempo e per tutti i tempi. Quel che avvenne, storicamente, viene celebrato nella liturgia della settimana santa, di qui a pochi giorni, nelle chiese cristiane. Rimango stupito e dispiaciuto che mentre si vivono, nella fede plurimillenaria di un popolo, dei riti che fanno riferimento ad eventi nodali e nevralgici per la storia dell'Umanità, la maggior parte della gente continui ad essere distratta da tante altre cose. Il venerdì santo, a mio avviso, dovrebbe essere lutto nazionale, per riflettere sulla salvezza del mondo e per pensare a chi, appeso ad una croce, ha parlato di pace come mai nessun uomo. La legge dell'amore sopra ogni altra cosa, inteso come carità in azione, è il messaggio centrale di Gesù e se non recuperiamo l'amore all'uomo, per mettere al centro di ogni progetto la persona, si continuerà a farla fare da padrone soprattutto al profitto e di conseguenza si continueranno a mietere ora quelle ora queste vittime, a turno, una dopo l'altra. Prima che alle strategie politiche apriamo il nostro cuore all'amore verso il prossimo, solo allora le idee prenderanno una veste utile a tutti e si potranno fare passi in avanti. Arriva la Pasqua, la rinascita può essere totale!