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WhatsApp o relazione verbale?

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Antonio Tofanelli
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Fermo in macchina ad aspettare una persona con la quale avevo appuntamento, osservavo gruppi di ragazzi all'uscita dalla scuola, a fine lezione. Ho ricordato la scia dei miei compagni di classe e il gran movimento chiassoso che si creava per la presenzadi centinaia di giovani che commentavano, ridevano, contestavano, prendevano accordi per studiare insieme, per andare a giocare a pallone nel pomeriggio o per fare una partita a tennis, per andare a comprare qualcosa, insomma, un gran chiacchiericcio simpatico e coinvolgente che vedeva protagonisti, a turno, tutti quanti dagli estroversi ai timidi, dai prepotenti agli umili, comunque tutti. Esattamente il contrario di quanto ho notato, fermo in macchina, quella mattina di pochi giorni fa. Lo sciame degli studenti era incredibilmente silenzioso, la marcia di chi procedeva verso i motorini o gli autobus era composta, ma distratta, i giovani erano tutti con il capo chino ed avevano le mani impegnate a smanettare sul cellulare. Non uno sguardo verso chi gli era accanto, non una parola se non per un saluto finale e anzi, alcuni di loro si sono detti ciao via sms, pur essendo a pochi passi l'uno dall'altro. A me è sembrata una situazione inverosimile e mi sono trattenuto a monitorare il fenomeno a lungo, fino a quando i marciapiedi, fuori dalla scuola, sono rimasti deserti. Il rapporto con il cellulare sostituisce quello fisico, il messaggio virtuale scalza quello sensoriale, l'attenzione allo schermo supera lo scambio degli sguardi e le frasi scritte con una tastiera annullano i bisogni di esprimersi con parole e gesti. Eppure, dirsi e raccontarsi per mezzo della parola è uno dei bisogni primari degli individui. Ascoltare gli altri è una delle esperienze più costruttive che si possa fare, tanto che nel caso di persone impedite da handicap, siamo riusciti a creare linguaggi particolari per la comprensione, grazie a Dio, e questo, dimostra quanto sia importante la comunicazione diretta a dispetto di quella solo via analogica o digitale, che non risulterebbe assolutamente sufficiente a soddisfare la vita dei sordomuti, per esempio. Urge più contatto! Quando ci si spiega con le parole, si capisce la vera entità delle cose e lo spessore della realtà che si vive. La situazione viene così ben inquadrata! Se invece resta nel mondo delle idee o prigioniera di uno schermo senza voce e non si ascolta il tono che si vuole usare per esprimerla, possono nascere fraintendimenti ed equivoci e più difficilmente si recuperano eventuali errori o ambiguità di sorta. Esprimiamoci di più con le parole, per garantirci uno sviluppo sano delle relazioni e tocchiamo con mano chi ci è accanto, gustando il calore della sua vicinanza, piuttosto che provare il freddo della plastica o di altro materiale dei tasti. Spero che lo scoraggiamento a parlare non dipenda dalle tante e troppe parole bugiarde e inutili di chi ha sporcato la politica, la quale invece dovrebbe essere un faro per la convivenza civile in ogni paese del mondo. Consideriamo invece che c'è chi con la Parola ha creato l'Universo.