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Allenatore come educatore

Giacomo Sintini
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Il concetto di allenatore-atleta nel mondo dello sport è un binomio quasi inscindibile. Qualunque sportivo, sia tra i professionisti che tra gli amatori, avrà centinaia di ricordi legati alle ore passate in campo con il proprio maestro. D'altronde se ci si pensa al giorno d'oggi praticamente non esiste sport che faccia a meno della figura del coach. Allenare nello sport moderno è un vero e proprio lavoro, è di certo divertente, chiunque lo abbia fatto (magari anche solo con una squadra di calcio di pulcini) sa bene che adrenalina si prova, tuttavia se si ha la pretesa di farlo per lavoro c'è bisogno di certe competenze ben precise. Bisogna conoscere approfonditamente il gioco, le tecniche e le tattiche, e spesso bisogna anche essere dei fini psicologi per gestire l'atleta di turno o un'intera squadra. Allenare quindi non è certo facile per i neofiti del gioco e non a caso moltissimi coach di livello sono  in realtà ex professionisti che quindi sul campo hanno passato tante ore. Per loro è ovviamente più facile immedesimarsi in chi allenano e risulta quindi anche più semplice capire cosa un atleta ha bisogno di sentirsi  dire in una certa situazione. Tuttavia c'è da sottolineare come tale equazione non sia sempre scientifica. Non per forza un grandissimo ex giocatore sarà per forza un bravo allenatore. Talvolta infatti il giocatore fortissimo riesce a vedere, immaginare e applicare strategie o tattiche che in pochissimi sono capaci a replicare o a volte anche solo capire.  Il talento è qualcosa che si ha dentro e che non per forza, soprattutto a quei livelli, è possibile tramandare.  Infine c'è da sottolineare come il significato allegorico nel gioco della figura del allenatore, celi alle proprie spalle una ragione di esistere più profonda. Il coach è una sorta di padre sportivo, una figura alla quale si è legati oltre che per natura anche per devozione. Dentro lo si ringrazia continuamente per tutto ciò che ci ha insegnato e a testa bassa accettiamo i consigli e i rimproveri giornalieri, perché sappiamo quanto ci servano quei momenti per crescere. L'allenatore è una sorta di coscienza esterna, vigile a bordo campo, che non fa altro che indirizzarci; ci segna la retta via e da lì sta a noi decidere se seguirla o meno. Nello sport come nella vita chi insegna deve essere rispettato, ed è anche in questo senso che risulta importante che i giovani pratichino attivata motoria organizzata, al fine di essere educati a seguire con rispetto i maestri e quindi in un futuro possano essere capaci di rispettare il mondo.