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La rivalità nel mondo dello sport

Mauro Barzagna
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Tra i grandi poli attrattivi dello sport agonistico ci sono le sfide tra gli atleti più noti. Se nella stessa disciplina sia ha la fortuna di avere nello stesso momento storico 2 sportivi tra i migliori di ogni epoca, si può stare certi che quello sport avrà un'impennata dal punto di vista mediatico e degli ascolti.  È un'equazione ormai certa sulla quale, nell'epoca dei grandi mezzi di comunicazione di massa, l'economia sportiva basa molto del sempre crescente fatturato annuo. Se poi, caso vuole, i due atleti specifici iniziano per svariate coincidenze ad affrontarsi ripetutamente in un breve lasso di tempo, si inizia a parlare di rivalità. Su questo concetto si basa molto del fascino legato all'ambiente sportivo.  Per natura umana qualunque tifoso è attratto dalla sfida. Quando gli interpreti in campo sono di primo livello lo spettacolo poi è assicurato. Tuttavia, quando si parla di grandi rivalità note, comunque, a prescindere dalle gesta in campo degli atleti, il pubblico di massa (quindi senza considerare l'esperto di turno) seduto a casa e sugli spalti sarà comunque soddisfatto del prodotto offerto. È questa la vera forza del concetto di “rivalità sportiva”. Un sistema che riesce a creare una rivalità tra due squadre è un'industria che è riuscita nel suo scopo. È riuscita ad attirare pubblico verso il proprio prodotto. Infatti la rivalità si può creare solo se intorno ad essa si crea il giusto clima mediatico. Purtroppo è anche vero che non sempre una rivalità sportiva che genera attenzione pubblica è combattuta tra i più forti, ma spesso invece da atleti delle seconde file che quasi sempre, attraverso qualche battibecco fuori dal campo, hanno fatto parlare di loro.  La rivalità nello sport è quindi in un certo senso pericolosa per il tifoso sano. C'è necessità di sapere distinguere. Si intende dire che, per quanto sia bello e appassionante cercare di enfatizzare un evento sportivo, perché per definizione si sta parlando di qualcosa che deve suscitare emozioni in chi osserva, non bisogna cadere nel tranello di lasciar troppo spazio a notizie di poco rilievo. Il vero tifoso di sport infatti dovrebbe appassionarsi alla sfida tra due grandi squadre più che alla gara “a chi la spara più grossa” fuori dal campo tra due personaggi pubblici. Purtroppo in questa direzione i mass media ci stanno educando molto male, stimolandoci nella direzione sbagliata. È pero anche vero che lo sport, esaltando le virtù umane, possa servire a rieducarci. In un certo senso è come se lo sport ci indicasse il campo da gioco e ci dicesse “pensate a cosa succede lì dentro, il resto sono inutili sovrastrutture”. Noi aggiungiamo di più, quelle sovrastrutture oltre che inutili possono essere dannose. Perché mirano sempre più spaventosamente ad abbassare il livello culturale di chi ne discute. Sforziamoci quindi tutti a cercar di parlare più di sport che di vicende extracampo, perché ripartendo da qui è possibile un cambio nazionale sul piano della cultura. Distinguere la buona rivalità da una malsana è alla base di questo processo.