Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Il doping nello sport

Giacomo Sintini
  • a
  • a
  • a

La scorsa settimana il mondo dello sport ha seguito con emozione il rientro in campo di Sara Errani dopo un'antipatica vicenda. La giocatrice italiana era stata squalificata, per ben 2 mesi dal tribunale dello Sport Itf, a causa di un episodio, non del tutto chiaro, relativo all'utilizzo di una sostanza proibita. La nostra Errani, dopo essere riuscita a raggiungere la finale del torneo, si è trovata opposta a Maria Sharapova, altra giocatrice recentemente uscita da un rumoroso scandalo doping. Curioso vero? L'incontro tra le due ha riacceso in parte i riflettori sull'argomento, di cui credo sia sempre importante parlare, ma cedo anche, che sia fondamentale farlo con cognizione di causa. Che cos'è il doping nel mondo dello sport? Sul dizionario troviamo: “Si parla di doping quando si ha l'utilizzo da parte di un atleta di un preparato chimico che ne migliori le prestazioni”. Potremmo riassumere il concetto anche con una massima moralista: “Quella cosa che usi quando non sei abbastanza forte per vincere da solo”. La definizione è decisamente riduttiva, non vi pare? Chiaramente la pratica è vietata e ogni sport ha le proprie leggi che regolano la questione. L'azione donate, a mio giudizio, è sempre da condannare e appositi tribunali sentenziano continuamente a riguardo. La questione, però, non si può sbrigare così velocemente. E' interessante notare, ad esempio, che non sempre l'ingestione di queste sostanze sia voluta. Le regole cambiano molto frequentemente e, perciò, non tutti gli atleti sono sempre costantemente informati su cosa sia diventato proibito o meno. Rifacendoci al caso iniziale ad esempio, la russa Sharapova si era difesa asserendo che il medicinale da lei utilizzato, divenuto illegale agli inizi dell'anno, le era stato prescritto da un medico specializzato e che lei ne faceva uso da anni. Non sempre gli squalificati sono del tutto colpevoli? Ci metto un punto di domanda, ma il dubbio qualche volta viene. Chiaro, comunque, che la pena debba sempre essere applicata, poiché, se si è andati contro le regole, la legge non ammette ignoranza. Faccio un'altra riflessione, legata agli sport in cui, dati alla mano, ciò avviene in modo più sistematico e frequente: ciclismo, atletica… Mi è difficile credere che tutti i “cattivi” della terra scelgano proprio la stessa disciplina sportiva per ladroneggiare. Molto più logico, invece, è pensare che, forse, in quelle attività la richiesta di sforzo fisico è un pò troppo superiore rispetto le possibilità umane. La domanda da porci è quindi: non è che stiamo alzando troppa l'asticella in certi casi? Non è che, per genufletterci al mondo dello spettacolo, stiamo rischiando di rovinare l'essenza dello sport qualche volta? Veder stabilire nuovi record è sicuramente eccitante. Nessuno vuole fermare il progresso, ma vorrei riflettere sul fatto che, se esageriamo nella richiesta, gli atleti saranno sempre più portati a dover cercare un “aiuto esterno”. Il doping è una piaga. Deturpa da troppo tempo la purezza dello sport ed è quindi univocamente da condannare. Con il pensiero esposto non voglio certo giustificare nessuno. Non lo farei mai. Ma vorrei anche invitare tutti, non solo chi già egregiamente vigila, a riflettere seriamente su dove vogliamo arrivare.