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E adesso che si fa? Il dopo carriera

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Giacomo Sintini
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I parallelismi tra sport e vita sono infiniti. In entrambi, ad esempio, è presente il concetto di fine. La piccola (ma neanche troppo!) differenza che rimane è quella legata al dopo.L'aurea degli spesso spiritici ed enigmatici dubbi che avvolgono il dopo vita sono ragione di costante riflessione per la mente umana. Nello sport, invece, è molto più possibile organizzare tutto ciò che è relativo all'andamento del "post-carriera". Premettendo che spesso le strade che un atleta può decidere di intraprendere a fine corsa sono quasi sempre sagomate da ciò che si è fatto in attività. Se i risultati in carriera e il legame alla maglia e alla tifoseria te lo permettono, spesso, una delle massime aspirazioni per gli ex giocatori diventa la possibilità di rivestire un ruolo dirigenziale nel club di appartenenza. La necessità di un immagine forte e di conoscenze esperienziali, possono portare i club in comune accordo con il giocatore a trovare un accordo per un lavoro nelle prime file della squadra anche fuori dal campo. È chiaro che attività simili fanno rimanere comunque nel giro del mondo che si conosce bene. Decisioni di questo genere sono difficilmente prese da chi preferisce girare completamente pagina. Una coda, quel del lavoro manageriale, perfetta per chi, di abbandonare, proprio voglia non ne ha… (a Roma ne dovrebbero sapere qualcosa!). Per chi invece ha voglia di cambiare vita, ma non allontanandosi troppo dal mondo del sport, c'è la possibilità esplorata da molti atleti di creare una propria fondazione. Queste attività, spinte dall'immagine dell'atleta e spesso mirate ad uno scopo benefico, sono la scelta di chi ancora non vuole smettere con la propria disciplina e semmai ha la volontà di farla espandere. Andre Agassi, difficilmente dimenticabile giocatore di tennis di qualche anno fa, ha fatto della sua fondazione benefica una possibilità di diffusione del tennis in ogni parte del mondo. Ci sono anche ex atleti che pensano a nuovi ruoli impreditoriali o a nuove sfide aziendali. Come abbiamo visto per alcuni ottimi esempi (Bergomi, Maldini, Gravina, Zorzi, Baggio…..) se si ha un minimo di capacità e voglia di rimettersi in gioco di possibilità una volta smesso di "giocare" ce ne sono eccome. È altrettanto chiaro però che ci sia anche chi, visti i numeri da capogiro in continua crescita che ruotano intorno a questi divi dello sport, di buttarsi in qualcosa di nuovo, diciamo così, non ne abbia proprio voglia. Capita quindi che alcuni, attratti dal tanto decantato ozio (non proprio quello romano di un tempo!), decidano di godersi i malloppi accumulati, perdendo però spesso molte possibilità e non capendo che la carriera di un atleta non si ferma a ciò che ha fatto in campo! E mai, come in quest'era dove l'immagine è così importante, un atleta che punti all'immortalità, questo lo deve capire.