Il sole può tornare a splendere

Quel talento che va coltivato

12.06.2017 - 18:36

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Abbiamo avuto tutti 14 anni, e a prescindere dal sesso, abbiamo tutti avuto, chi più chi meno brufoli in quantità, problemi di cuore, difficoltà con le materie scolastiche e grandi passioni.biamo tutti avuto delle passioni! Ovviamente c’è chi era più portato e chi meno. Una che la propria passione sembrava averla approfondita abbastanza era una certa Gabriela Sabatini. Il nome potrebbe non dire molto, eppure si tratta di una delle più memorabili vicende di ogni epoca nella storia del tennis. Di sicuro, se il talento e l’attitudine per una qualsiasi attività, la si mostra da piccoli, Gabriela Sabatini è stata la più talentuosa giocatrice di tennis della storia. Eh sì, perché mentre tutti i quattordicenni degli anni ottanta passavano i pomeriggi alle prese tra un episodio del uomo tigre e svariate imprecazioni per far funzionare il Commodore 64, Gabriela era ad Hilton, nella Carolina del Sud, ed era lì per giocare un torneo internazionale di tennis. Non le qualificazioni, neanche il primo turno, e men che meno gli ottavi. Gabriela era lì per giocare la finale del torneo. È il 14 aprile 1985, e ad Hilton si gioca la finale del torneo wta di tennis, tra la americana Evert-elyod e la 14enne Gabriela Sabatini. La Sabatini entrando in campo diventerebbe la più giovane finalista della storia del tennis femminile. In campo Gabriela ci entra eccome! L'entrata non è proprio delle migliori, visto che dopo due passi cade a terra inciampando, ma in qualche modo riesce a dirigersi verso la sua panchina. La partita è un vero e propio massacro. La Sabatini oltre a essere presa da vari attacchi d'ansia, viene sopratutto presa a pallate dalla americana. La partita si conclude velocemente 6/4 6/0. Il torneo sul campo lo perde ma moralmente la vera vincitrice è lei. Nei mesi successivi la Sabatini è più sotto i riflettori che in campo. E dopo la solita fama momentanea che i media danno alla ragazza, Gabriela esce momentaneamente di scena dal circuito. Fa brutti risultati qua e là, prendendo anche al primo turno. I giornali iniziano a dire che è ancora troppo giovane, che bisogna avere pazienza. È vero, aspettare bisogna aspettare, ma probabilmente meno di quanto i media pensassero. È il 14 ottobre 1985 e Gabriela Sabatini è di nuovo in finale. Il torneo è quello di Tokyo e l'avversaria è ancora un'americana, Linda Gates. Esattamente come un anno prima nella finale di Hilton, anche in questa non c'è mai realmente partita. La differenza però è sostanziale, quella che domina questa volta è la Sabatini che ha solo 15 anni e che diventa la più giovane vincitrice di sempre in un torneo professionistico di tennis. “L'età? è solo uno dei tanti numeri con i quali questa società ci identifica”. Questa era la filosofia con la quale viveva la Sabatini e ancora oggi, se le chiedete perché non le importava di giocare con gente molto più grande di lei, vi risponderà: “Beh semplice, perché se avessi detto al mio corpo di avere 14 anni, mi sarei fermata, mi sarebbe bastato essere la giocatrice Under 18 più forte del mondo. Ma non mi bastava, volevo essere di più. Volevo essere qualcosa da raccontare di generazione in generazione”. Mentalità vincente. Talento singolare. Ma nello sport, esattamente come in tutte le altre attività esistenti, il talento deve essere coltivato: perché i grandi risultati possono anche arrivare nell'immediato, ma la leggenda si costruisce con il passare del tempo...

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