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Onore a Max Allegri

Giacomo Sintini
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“Noi Allegri non lo vogliamo… noi Allegri non lo vogliamo..!”. Queste le parole, gridate con rabbia, con foga e con delusione dai tifosi juventini tre anni fa all'arrivo del nuovo allenatore. Saranno probabilmente limpide nella memoria di molti, forse, in primis, proprio dello stesso Massimiliano Allegri. Chissà se la scorsa domenica, dopo i 3 gol rifilati al Crotone e il triplice fischio di Mazzoleni che sanciva il terzo scudetto consecutivo sulla panchina della Juventus, ci avrà ripensato. Non gli hanno voluto da subito bene, ma nel corso del tempo il tecnico livornese ha imparato a farsi amare. D'altronde i risultati parlano da soli.Quando alle spalle hai il fardello di succedere ad Antonio Conte, un personaggio che nei suoi anni in bianconero ha conquistato 3 scudetti e 2 supercoppe italiane, se non hai le spalle abbastanza larghe rischi di crollare. Ti ritrovi in una posizione dove sei costretto a migliorare ciò che apparentemente non sembra migliorabile. Allegri ce l'ha fatta, i 3 scudetti, le 3 coppe Italia e le due finali di champions ne sono la prova lampante. Per Fabio Caressa, Allegri è uno dei “più grandi e sottovalutati allenatori di tutti i tempi”. Fu sottovalutato anche al Milan quando vinse il campionato, e non arrivarono solo complimenti... Un allenatore non apprezzato da tutti per via del suo tipo di gioco, del suo carattere forte, ma inevitabilmente amato dai teologi del pallone. La vera forza di Allegri, secondo me, risiede nella sua personalità e nella fiducia che gli da la sua competenza. Ha la grande capacità di saper creare un gruppo unito, votato ad un solo obiettivo: vincere. Se è riuscito a prendere le redini di un team abituato ad un certo tipo di gioco, tanto da convertirlo ad un altro, un motivo c'è. Se poi a questo aggiungiamo alcuni aggiustamenti tecnici a dir poco singolari nella storia del calcio, l'immagine che si palesa è quella di una figura che non passa frequentemente. Secondo gli esperti la vera innovazione tecnica di Allegri è riferita alla gestione del tempo di gioco. Se a suo tempo il buon Arrigo Sacchi era riuscito a capire che solo una certa porzione di spazio nel calcio era davvero importante, Allegri è riuscito a comprendere che, visti i ritmi odierni, la soluzione doveva essere quella di giocare 95 minuti con 14 uomini! Se andiamo a controllare, quasi tutti i cambi di Allegri risultano vincenti. Oltre all'aspetto pragmatico di questa scelta (la freschezza degli atleti, la maggiore reattività, ecc…), questo crea nei giocatori un'ulteriore sensazione di importanza personale. Sapere che, anche se non giochi dal primo minuto, il tuo contributo potrebbe risultare determinante negli ultimi 15 minuti della gara, ti stimola enormemente, ti fa sentire parte del progetto e ti spinge a farti trovare sempre pronto, in ogni momento. Per questa e per altre cento ragioni l'impresa europea è quello che manca alla Juventus per coronare una stagione fenomenale, giocata da più forti di tutti, con a capo, forse, il più forte di tutti… Massimiliano Allegri!