Il sole può tornare a splendere

Tecnologia e buon senso

24.10.2016 - 11:17

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“Quando una nuova tecnologia penetra in un ambiente sociale non può cessare di permearlo fin quando non ha saturato ogni istituzione”. Voglio ringraziare il sociologo Marshall McLuhan, per avermi dato, grazie a questa sua citazione, il giusto slancio per affrontare con voi uno spaccato di come l'era digitale e tecnologica abbia sostanzialmente modificato il nostro modo di relazionarci. Pensiamoci insieme, Facebook ha compiuto 12 anni, in Italia a dirla tutta dieci anni fa nessuno ne aveva mai sentito parlare. Oggi il numero di amicizie e di like misurano il peso social, e sociale, di ciascuno di noi. Oggi possiamo richiedere tramite email preventivi per ogni cosa, persino la famosa ricetta del medico arriva sulla casella di posta elettronica, e il tutto lo possiamo tenere in una mano, sul nostro cellulare. Anche se è riduttivo credere che serva solo per telefonare, infatti è diventato lo smartphone, il telefono intelligente. Ma noi lo sappiamo usare con intelligenza?
Alcune volte temo di no. Ci sono degli esempi di uso della tecnologia che in questi giorni hanno trovato molto spazio sulle pagine dei nostri quotidiani nazionali: parlo dei gruppi WhatsApp fra genitori di bambini che vanno a scuola e i nuovi metodi di controllo, sempre in ambito scolastico, che un genitore ha a disposizione grazie al cosiddetto registro elettronico. Nel primo caso, ho letto, si sono verificati in Italia degli episodi davvero spiacevoli che hanno indotto il preside della scuola a richiedere ai genitori di non usare più i gruppi per comunicare tra loro; il gruppo infatti si era trasformato in una specie di "tribunale" contro questo o quell'insegnante, o un luogo di scontro fra famiglie a seconda dei comportamenti dei figli. In questi casi, mi spiace dirlo, il problema non è lo strumento che usiamo per comunicare ma i messaggi che mandiamo, che possono essere fraintesi, mal interpretati, scritti di sfuggita e quindi con scarsa attenzione. La comodità del mezzo, a mio avviso, non deve sostituirsi al necessario confronto diretto che può esserci fra genitori che fanno parte di una stessa classe. Il 'gruppo' è il luogo dove chiedere conferma della pagina da studiare o del tipo di pennarello da acquistare ma non il terreno per chiedere reciproci chiarimenti su cosa abbiano fatto o non fatto i figli in classe. Per questo ci sono i caffè da prendere insieme, i parchi giochi dove incontrarsi per far fare pace ai bambini…… e ai genitori. Stesso ragionamento vale per il registro elettronico, una comodità assoluta che consente di verificare in qualsiasi momento non solo l'andamento scolastico ma anche il numero delle eventuali assenze non giustificate. Il fatto che un genitore possa sapere tutto in anticipo non deve limitare il dialogo, infatti, se un figlio è bravo sarà lui o lei per primo a raccontarvi entusiasta l'interrogazione, altrimenti un atteggiamento sviante o insicuro potrebbe allarmarvi su qualcosa che non va, ma dovrà sempre essere vostro figlio la prima sentinella del suo piacere o meno di andare a scuola. Fare il genitore non è affatto semplice, lo scopro ogni giorno che vedo crescere Carolina. Sono un papà abbastanza tecnologico ma so riconoscere l'umore di mia figlia da come mette a terra lo zaino, e nessun agio mi toglierà il piacere di chiederle: Come è andata a scuola?
Auguro a tutti una splendida settimana. Grazie come sempre. Jack

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