Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Un mito chiamato Kobe Bryant

Giacomo Sintini
  • a
  • a
  • a

Continuiamo a parlare di sport, di storie di sport. Già qualche settimana fa vi avevo parlato di quello che considero un vero e proprio mito del mondo sportivo, un idolo della pallacanestro, il pluricampione statunitense Kobe Bryant che da alcuni mesi aveva annunciato la volontà di ritirarsi a fine stagione. Quel giorno, anticipato in una commovente lettera di addio al basket, è arrivato la scorsa settimana, mercoledì 13 aprile. Sono sicuro che qualcuno, come me, ha sperato che il tempo si fermasse o che almeno scorresse più lentamente, che la partita contro gli Utah Jazz durasse più dei canonici quattro tempi. Eppure il momento di dire “addio” è arrivato e Kobe l'ha detto, emozionato con un asciugamano sulle spalle: “Difficile credere che fosse l'ultima volta…….Mamba's out”. Così si è congedato dall'Nba un uomo che con il suo talento e la sua forza ha contribuito a rendere ancora più grande la pallacanestro a stelle e strisce. Per la cronaca Black Mamba, questo il soprannome di Bryant, comprendendo l'importanza del momento e l'unicità della serata ha inebriato lo Staple Center, casa dei L.A. Lakers, con una prestazione impressionante: 60 punti personali in una vittoria per 101 a 96. Applausi, solo applausi e giù il cappello si direbbe! Gli avversari sapevano benissimo quale fosse lo stato d'animo all'interno dello stadio e sono stati anche loro spettatori di un evento memorabile. A mio parere l'Nba, National Basketball Association, è un mondo a parte se paragonato a qualunque altra lega sportiva in Italia e nel mondo, dobbiamo ammetterlo. Non solo per ciò che gli è permesso dalle possibilità economiche-finanziarie. Per l'addio di Bryant, ovviamente con il contributo dei Lakers, è stato organizzato quello che si può definire a tutti gli effetti un tributo alla carriera, una vera e propria festa per lui e per i tanti tifosi e ammiratori che da ogni parte del mondo lo hanno apprezzato. Sono stati coniati hashtag come #ThankYouKobe che è diventato virale non solo negli Stati Uniti ma in tutto il pianeta; in tantissimi abbiamo contribuito al #MambaDay condividendo foto insieme e per lui - fortunati coloro che hanno avuto l'onore di incontrarlo - e di ricordi legati alle tante "magie" che ha compiuto sui campi. Chi non sognerebbe un “addio” così?! Un riconoscimento pieno per il lavoro che è stato fatto in palestra per promuovere uno sport, uno stile di vita corretto senza eccessi, orientato solo alla vittoria e al dare il meglio di noi stessi. Tutto questo per Bryant non ha significato solo il raggiungimento di numerosi successi ma la gloria, il riconoscimento universale del proprio talento. Io credo proprio che l'abbia meritato!Negli Stati Uniti sono abituati a dare il giusto tributo a chi ottiene prestigiosi risultati, sportivi e non. Per cultura sono molto celebrativi e quando si parla di sport poi sono insuperabili. Lo vivono con passione, certo, ma ne sanno valorizzare anche l'aspetto promozionale, costruendo intorno all'evento un pathos emozionale che coinvolge davvero tutti. Hanno un vero culto del campione che diventa un simbolo del sogno americano. Sarebbe bello poter tradurre questo modo di fare anche in Italia dove qualche volta non sappiamo valorizzare fino in fondo i nostri talenti e i nostri successi. Celebrare un campione sportivo o un ricercatore che scopre un'importante formula scientifica non è vana gloria ma il riconoscere che un lavoro è stato fatto ed stato fatto bene.