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Solo i campioni domano le difficoltà

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Giacomo Sintini
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Buon lunedì a tutti, spero che il 2016 si sia svegliato nel migliore dei modi per tutti voi. Oggi torniamo a parlare di sport e di sportivi, di gioco di squadra e di sfide individuali. Lo spunto me lo ha dato un campione dello sci alpino, Christof Innerhofer, che nella gara di discesa libera di Santa Caterina ha saputo affrontare con una tenacia incredibile un incidente di percorso di fronte al quale molti altri si sarebbero ritirati. Per chi non avesse visto le immagini, lo racconto: l'azzurro, favorito sulla pista che porta il nome di una leggenda dello sci, Debora Compagnoni, scende a circa 120 chilometri orari quando colpisce una porta che delimita il percorso e questa gli rimane attacca al collo: per trenta secondi lo sciatore si porta dietro sia il palo che il drappo della porta, poi il palo si stacca e lui continua la sua folle discesa raggiungendo anche punte di 150 chilometri orari. Incredibile, solo guardando le immagini si può capire la pericolosità del momento e la sofferenza di Innerhofer che non si è fermato, chiudendo la gara al quarto posto. Nelle dichiarazioni post gara ha detto che aveva pensato di fermarsi ma che sentiva che riusciva a gestire la situazione quindi ha deciso di proseguire. Eccolo il campione, quello che la difficoltà non la teme ma la domina, quello che conosce le sue capacità e riesce a tenere sotto controllo se stesso e ciò che lo circonda. Innerhoffer ha dato una grande lezione di sport, ha fatto vedere a tutti che i sacrifici fatti per arrivare fino al cancelletto di partenza devono sempre essere onorati e che se si può si deve sempre tentare, fino alla fine. Non oso immaginare quante volte ogni sciatore ripete maniacalmente il momento della partenza per rosicchiare millesimi di secondo al cronometro, quante volte toglie e rimette gli sci quando è arrivato in fondo e quante traiettorie studia prima della discesa perfetta. Non ho mai praticato discipline individuali, ho sempre fatto parte di squadre, ma da quando mi sono dedicato alla corsa inizio a capire quali sono le vere sfide di chi, seppur allenandosi con un team, al momento della gara deve fare tutto da solo. Uno degli ostacoli più grandi di questi sport è che spesso tutto si risolve in pochi istanti, pensate a Usain Bolt che vincerà solo se sarà il più veloce e un suo scatto dura appena nove secondi, oppure a una ginnasta che esegue un esercizio di pochi minuti e sulla base di questo riceverà voti dai giudici. Nessuno conteggerà le ore di allenamento, le prove e le ripetizioni, nessuno guarderà oltre quello che hai mostrato. Qualche volta tutto ciò può essere brutale e avere tenacia può non bastare, serve una passione incrollabile e una fiducia in se stessi che scavalca ogni limite. Negli sport di squadra tutto questo riguarda ogni componente del gruppo, ma poi c'è lei, la squadra, che spesso supplisce ai momenti no dei singoli e da la carica per andare avanti anche quando molleresti. La definizione più sincera di squadra che posso raccontarvi me l'ha data mia figlia Carolina che, la sera prima della finale scudetto 2013, quella che avrei rigiocato da titolare dopo la malattia, di fronte a un mio momento d'insicurezza mi disse: “Papà di cosa ti preoccupi. Non sarai mica solo in campo ci saranno i tuoi compagni, se loro faranno bene la loro parte e tu farai bene la tua, non ci saranno problemi”. Si può avere più schiettamente ragione?! Non credo. E andò esattamente così, vincemmo con una prestazione corale, di gruppo, ognuno voleva dare il meglio di sé per gioire insieme. La vittoria è sempre bella quando sai di averla ottenuta con lealtà, mettendo in campo tutta la forza che hai a disposizione e superando gli ostacoli che ogni competizione ti mette davanti. Innerhofer ci ha insegnato questo! E anche se non è salito sul gradino più alto del podio, lui ha vinto per se stesso, per la nazionale italiana che rappresenta e per tutto lo sport. Ha vinto le difficoltà e l'ha fatto con coraggio. Grazie campione! [email protected]