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Grande gruppo, grande coach

Giacomo Sintini
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Nella casa dove sono cresciuto i miei genitori hanno creato un piccolo Sintini-museo. Uno spazio della casa dedicato alla mia carriera sportiva, ci sono vecchie foto poster delle squadre dove ho giocato, medaglie e attestati di partecipazione ai tornei giovanili, cimeli e ritagli di giornale, tanti visi dei miei amici e compagni di squadra. Mio padre, che è sempre stato il mio primo tifoso e mai il mio secondo allenatore, dà il meglio di sé come guida turistica e racconta con cura e ogni momento simbolico della mia carriera, oggi gli rubo il mestiere e lo faccio io per voi. Sono diventato un giocatore professionista a 19 anni, ma il salto di qualità è avvenuto nella stagione 2004-2005 quando per il terzo anno consecutivo indossavo la maglia della Rpa -Luigi Bacchi Perugia. L'allenatore era Ferdinando Fefè De Giorgi, l'ex palleggiatore della nazionale, quella che vinse i mondiali nel 1990, quella che avrebbe dato inizio alla gloriosa storia dell'Italvolley. Un signore che alla palla dava del “TU” e un allenatore che aveva ricoperto il mio stesso ruolo. Mi insegnò tantissimo da un punto di vista tecnico ma soprattutto mi diede fiducia nominandomi capitano di quella squadra che, a detta di tutti, poteva lottare solo per non retrocedere. Chi seguiva la pallavolo di Perugia quegli anni forse si ricorderà che le cose sono andate diversamente e che abbiamo scritto un pezzo di storia della pallavolo maschile della città. Raggiungemmo la finale scudetto che perdemmo contro la Sisley Treviso, che non era una squadra ma uno squadrone, alcuni di quei giocatori sono in campo ancora oggi e fanno la differenza a dieci anni di distanza, i nomi Fei e Papi dovrebbero suonare familiari. Noi però eravamo magici, ricordo con malinconia quella squadra perché quell'anno si creò uno spirito irripetibile. Passavamo moltissimo tempo insieme, dentro e fuori dalla palestra, avevamo un obiettivo comune che abbiamo coltivato allenamento dopo allenamento, partita dopo partita, avevamo quella sana fame agonistica che ci ha spinto oltre i nostri limiti e ci ha fatto diventare vice campioni italiani vincendo contro squadre che avevano doti e qualità superiori alle nostre. Ci arrendemmo solo davanti ai più forti. Alla fine della regular season arrivammo quarti in classifica, il meccanismo di play off ci fece scontrare prima contro Padova nei quarti di finale, contro Piacenza in semifinale e poi da ultimo con Treviso; si giocava al meglio delle cinque partite ma a loro ne bastarono tre per cucirsi lo scudetto sul petto, erano una "macchina da guerra" e noi riuscimmo a vincere solo un set in tre partite. Era una squadra speciale, quella di Perugia, c'erano giocatori di grande esperienza come il cubano Osvaldo Hernandez e Sebastian Swiderski, schiacciare polacco che oggi fa il direttore sportivo in una delle migliori squadre del suo paese, avevamo Martin Lebl, un centrale di due metri con due spalle larghe quanto la rete, e lo spagnolo De La Fuente. C'era Andrea Giovi che oggi difende la seconda linea della Sir Safety. Eravamo un gruppo fantastico e, nonostante la sconfitta finale, quell'anno vincemmo tutti. La Rpa conquistò per la prima volta la qualificazione alla Champions league, molti di noi si consacrarono come professionisti nei club e nelle rispettive nazionali, e anche per me quella stagione valse la convocazione in azzurro per l'estate degli Europei che giocammo a Roma. In settembre mi misi al collo la medaglia d'oro del campionato europeo giocando insieme a quei ragazzi che qualche mese prima mi avevano battuto in campionato, la gioia di quel momento perfetto ripagava gli anni di sacrifici e la mia cocciutaggine, volevo essere un campione e finalmente lo ero diventato. : -) Le soddisfazioni continuarono ad arrivare, infatti, coach De Giorgi mi volle con lui alla Lube Macerata per la stagione successiva, l'anno dopo vinsi con quella maglia il mio primo scudetto, la Supercoppa Italiana e la Coppa Cev. Ero sulla cresta dell'onda, il punto dove sognavo di arrivare quando con Peter, la palla, me ne andavo in giro a palleggiare rompendo vasi e cornici. [email protected]