Fondazione Piazzoli: Guarducci fa un passo avanti

Perugia

Fondazione Piazzoli: Guarducci fa un passo avanti

04.08.2014 - 14:38

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Comincia dai consigli Eugenio Guarducci, ideatore e patron di Eurochocolate e di molte altre iniziative di successo di carattere commerciale, perché uomo pratico, con i piedi per terra che ben conosce dove vanno a finire i sogni e le utopie. “Bisogna non avere fretta a fare, non muoversi spinti dall’emotività, sia pure legittima e giustificata. Per ricordare Sergio Piazzoli la creazione di una Fondazione è un punto delicato, vanno considerati bene i presupposti. Io non sono contrario, sono perché le cose vengano fatte nel modo giusto salvaguardando i diritti acquisiti di possibili soggetti privati in particolare di coloro che potrebbero rivendicare la titolarietà di marchi, format etc etc. Io mi incontrerò volentieri con coloro che vorranno portare avanti l’idea di ricordare Sergio e se posso dare una mano non mi tirerò indietro”.
E racconta di essere stato contattato - per interposta persona - da alcuni componenti della Musical Box che non conosceva e di aver risposto che “mi sarei seduto intorno ad un tavolo per capire in che modo avrei potuto essere utile solo se davanti a me avessi avuto una compagine compatta e soprattutto Patrizia Marcagnani, compagna di Piazzoli da una vita, perché mi sembra moralmente giusto ed eticamente corretto”. Solo in seguito ha saputo dell’iniziativa di Virgilio Ambroglini, lanciata dal Corriere, di dare vita ad una “Fondazione Piazzoli”.

Un’idea che definisce “molto bella”. “Sono assolutamente disponibile a collaborare - aggiunge - a fare in modo che questo patrimonio di eventi, di idee, di cultura musicale non vada disperso, anzi venga tenuto in vita e rinvigorito. Virgilio mi ha chiamato qualche giorno fa chiedendomi di incontrarci presto insieme a Patrizia ed ho dato la mia disponibilità. Io e Sergio Piazzoli non abbiamo mai fatto business insieme. Lui a volte, quando arrivavano i gruppi, utilizzava i nostri hotel per le camere ma non c’è mai stata una collaborazione integrata quindi non abbiamo mai avuto progetti ‘importanti’ da condividere. Una delle cose che abbiamo fatto comunque insieme, ed umanamente mi ha molto toccato, è stato un viaggio da Perugia a Terni per parlare con gli organizzatori degli Eventi Valentiniani e precisamente con l’allora assessore Brega. Durante il viaggio in macchina, siccome andavo un po' forte, mi disse: ‘Fammi la cortesia, vai più piano perché dopo quello che è successo a mio fratello…’. Sono venuto così a conoscenza della tragedia che lo ha colpito da giovane, mi ha raccontato dell’incidente, del suo rapporto strettissimo con il fratello, della passione per la musica che li legava a filo doppio”.

Poi riprende a parlare della Fondazione. “Mi sembra di capire che dovrebbe gestire gli eventi che Sergio aveva creato però non conosco la composizione dell’assetto ereditario, se qualcuno può rivendicarne i diritti. In queste cose bisogna muoversi con rispetto, nei confronti degli eredi e della compagna che con lui ha condiviso vita ed esperienze. Detto questo se la Fondazione è un soggetto che deve tutelare e governare una immagine è un conto, se deve organizzare è un altro conto perché sappiamo bene che le fondazioni oggi non godono di ottima salute economica. Se tutto non viene regolato da un meccanismo di gestione d’impresa si fa molto fatica a campare”.

Quindi quale potrebbe essere, a suo avviso, la soluzione migliore?
“Forse si dovrebbe incoraggiare la struttura di Sergio ad andare avanti magari anche con opportuni innesti laddove vengano ritenuti necessari e contemporaneamente la Fondazione, che non ha scopi di lucro ma neanche impegni organizzativi, potrebbe vigilare sull’impostazione culturale, sulla qualità, salvaguardare l’immagine, richiedere e convogliare le risorse europee e i contributi degli enti pubblici su progetti specifici”.

Sotto questo aspetto ne potrebbe condividere la nascita?
“Certamente, purché fatta oltre che da Enti anche da persone, da amici, da gente che l’ha conosciuto ed apprezzato. E’ bello che ci sia e io credo che Sergio sarebbe stato molto contento. Forse non si sarebbe neanche aspettato di aver intorno a sé così tanto calore ed affetto da parte di tanta gente. Vuol dire che nella vita ha seminato bene. E purtroppo ha raccolto troppo presto”.

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