Lorenzetti: le istituzioni facciano la loro parte

Una Fondazione per Sergino

Lorenzetti: le istituzioni facciano la loro parte

26.07.2014 - 20:51

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Da anni ormai, per vari motivi, non parlo più pubblicamente, ma per Sergino ho sentito di volerlo fare, per onorare una bella persona, un gran ragazzone dagli occhi buoni e sorridenti. Non so se riuscirò a dire tutto quello che vorrò e che sento, ma ci provo.
Ci manca, perché ci ha accompagnato nel corso di tanti momenti della nostra vita, in particolare di quelli della mia generazione, ci ha fatto trovare e ritrovare sull’onda degli eventi da lui pensati con genialità, competenza e quel pizzico di allegra follia indispensabile per fare innovazione culturale. Penso agli anni del Mozart, di Suburbia, dell’Himon. Ci ha regalato sogni, abbiamo condiviso serate emozionanti al PalaEvangelisti e a Villa Fidelia. Con lui ho potuto incontrare Bob Dylan e condividere il sogno di vedere Bruce Springsteen all’Arena ad ottobre del 2006. Sergino sapeva che sono sempre stata, insieme a mio figlio, una fan del Boss e un giorno mi disse così, semplicemente, come era lui: “Sono riuscito a portare una tappa del Tour We Shall Overcome - “The Seeger Sessions” In quella serata abbiamo ballato sotto l'’acqua con autentica allegria, fuori dalle formalità del ruolo istituzionale che ricoprivo. E poi ci sono i tanti momenti dello stare insieme fra amici: a pranzo al lago da Alba Peccia o a casa di Sauro a Tuoro, mangiando montagne di latterini fritti, alle rimpatriate che per molti anni Maurizio Lince ha organizzato a San Feliciano e dove Sergino arrivava di solito con una barchetta insieme a Patrizia dall’Isola Maggiore, anche se non sempre riusciva ad approdare, come quella volta in cui rimase infangato nella melma della stagione siccitosa del Lago Trasimeno.
Il dolore per la morte di Sergio ci ha colpito duramente anche come famiglia.
Abbiamo voluto essere insieme, io mio marito e mio figlio, per dargli l’ultimo saluto. Era il nostro punto di riferimento per tutto quello che fosse musica, concerti, ricerca di biglietti introvabili per altri ma non per lui, fino ad un vero e proprio regalo che Sergino fece al mio ragazzo. Nel 2005, mio figlio diciassettenne, aveva una voglia matta di andare al Campo Volo di Reggio Emilia al mitico concerto di Ligabue con una folle enorme e quattro palchi. E Sergino che non poteva mancare a quell’evento, lo ha portato con sé, convincendo persino mio marito ad accompagnarli in quella inconsueta formazione.
Grazie al Corriere dell’Umbria che ha avuto l’intuizione di lanciare la proposta di intitolare a Sergino l’Arena Santa Giuliana e grazie a Virgilio Ambroglini che ha pensato a una Fondazione, perché la scomparsa di Piazzoli, così dolorosa, non significasse anche la perdita di tutto quello che lui ha creato con tanta passione e fatica. Queste iniziative hanno inoltre suscitato la voglia di parlare, di aprire un confronto sulla storia musicale dell’Umbria, che ha fatto nascere protagonisti e professionalità come Sergino e scoprire nuovi spazi e contenitori.
Certo con un po’ di nostalgia, ma anche con idee interessanti e proposte serie per dare futuro a tutto ciò. Condivido l’idea di intitolare l’Arena a Sergino e ho letto che presto il Consiglio comunale lo deciderà.
Condivido anche la proposta di costituire una Fondazione a suo nome, anche se il percorso sarà complicato e lungo. Servono convincimenti e scelte istituzionali, disponibilità di soggetti privati, battere strade nuove come il fund raising, legato ad eventi e attivando la rete dei moltissimi amici che lo hanno conosciuto. Ma soprattutto serve ragionare su che cosa deve starci dentro a partire proprio dalle idee avanzate fino ad ora. A questo proposito condivido quanto dice Ambroglini, ed anche ciò che propone il Magnifico Rettore.
Penso che debbano essere le Istituzioni ad aiutare la nascita di questo percorso, non per ‘scaricare’ su di loro l’onere di costruire una così bella idea. So bene con quali difficoltà finanziarie si deve misurare oggi chi governa. Ma penso che l’Umbria debba trovare il modo di non venir meno ad una cultura di governo che l’ha sempre contraddistinta: la capacità di ascoltare, accogliere e raccogliere idee, stimoli e passioni facendoli diventare iniziative, progetti, eventi, per cui è famosa nel mondo. Questo non significa pensare solo a risorse pubbliche. Occorre sicuramente ragionarne anche dentro le programmazioni delle varie Istituzioni, approfondire, verificare risorse di fonte europea, come potrebbe essere il progetto ‘Europa creativa’. Io rimpiango di non essere riuscita a sostenere Piazzoli quanto avrebbe meritato e quanto avrei voluto. Sono convinta, comunque, che l’ondata di emotività e di grandi disponibilità così forti e diffuse dimostrate in questi giorni, rimarrà intatta nel tempo.

*ex presidente della Regione Umbria

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