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Luigi Chiatti: "Chiedo scusa, oggi sono diverso. Non rifarei mai più quello che ho fatto"

Cesare Bertoldi
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“Oggi, sono una persona molto diversa, che non si riconosce in quella descritta dai mass-media che hanno proiettato sempre la stessa immagine cristallizzata di me”. È uno dei passaggi che Luigi Chiatti, il “mostro di Foligno” scrive in una lettera inviata all'Unione Sarda. Chiatti si trova nella Rems di Capoterra, in provincia di Cagliari, dal 2015 e la sua permanenza nella struttura è stata prorogata almeno fino all'estate del 2020 visto che è stato ritenuto ancora “socialmente pericoloso” dal tribunale di Sorveglianza. Nella lettera  il mostro di Foligno, condannato per aver ucciso tra il 1992 e il 1993 Simone Allegretti, quattro anni, e Lorenzo Paolucci, 13anni si rivolge ai familiari delle povere giovani vittime “prematuramente private a causa mia della loro vita”: “ Se potessi tornare indietro non rifarei mai quello che ho fatto perché ciò che ho fatto è distruzione della vita e disprezzo del creato. Scusatemi. Ciò che vorrei trasmettere è che, ancor oggi, nel loro ricordo, provo una forte sensazione di immenso dolore personale che mi strugge grandemente nel ricordo dal profondo del mio cuore, tanto da aver suscitato in questi lunghi anni tanti e tanti interrogativi, tra i quali il principale è se fosse giusto o no concedermi la possibilità di rinascere a vita nuova e, quindi, rientrare tra la gente in società, considerato il dolore presente, senza fine, che a causa mia si è determinato ed è presente nelle famiglie e in tante altre persone legate alle vittime. Mi dispiace, vi chiedo umilmente scusa con il cuore in mano”. Un pentimento che arriva 25 anni dopo l'arresto: “Non vi chiedo di perdonarmi, so che è difficilissimo, ma per lo meno di concedermi di dare "un senso" al sacrificio delle due vittime. Io credo, anzi, sono oggi convinto, che anche da un evento così tragico si possa trarre qualcosa di positivo, dal male più profondo può emergere la luce. Ed è quello che è accaduto in questi anni”, scrive Chiatti. "Non si può dare credito alle parole e alle promesse palesemente interessate, di un assassino dichiarato parzialmente incapace di intendere e di volere”, è la replica dell'avvocato Giovanni Picuti, legale dei familiari  delle vittime il quale sottolinea anche come nessuno “possa dire con certezza se Chiatti sia pentito o meno” e che l'aspetto rilevante “non è tanto il suo tardivo ravvedimento, sincero o interessato che sia, ma la conferma della sua pericolosità sociale. E' ragionevole presumere, e temere, che un criminale seriale come lui possa tornare a colpire anche dopo aver espresso sentimenti di pentimento e di pietà più o meno sinceri verso le vittime”.