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Omicidio Lucentini, tramonta l'ipotesi del colpo accidentale

La vittima, Emanuele Lucentini

Claudio Bianconi
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E' stata depositata la perizia redatta dal super esperto, Marco Piovan, incaricato dal giudice del tribunale di Spoleto, di fare luce sul giallo del delitto di Emanuele Lucentini, ucciso in caserma a Foligno la mattina del 16 maggio 2015 da un colpo di mitraglietta M12 S2 d'ordinanza in dotazione alla pattuglia dell'Arma, esploso dal collega Emanuele Armeni. Nelle 120 pagine dense di aspetti tecnici e scientifici il consulente nominato dal giudice in sostanza riterrebbe non compatibile l'ipotesi dell'accidentalità, a fronte della ricostruzione della dinamica dell'accaduto fornita dalla difesa dell'imputato. La relazione ora sarà vagliata dalle parti - accusa, parte civile e difesa - ma soprattutto dal giudice. E se è pur vero che la perizia non è un verdetto - del resto il consulente si limita a rispondere ai quesiti che gli vengono rivolti - il documento avrà senza dubbio un peso nell'esito del processo che si svolge col rito abbreviato condizionato proprio all'effettuazione di ulteriori accertamenti. Secondo l'esperto sarebbe stato impossibile un caricamento accidentale dell'arma, così come descritto dall'imputato, a cui la Procura contesta l'omicidio volontario premeditato. In sostanza la ricostruzione fatta da Armeni, la difesa ha sempre sostenuto la non volontarietà dello sparo, non collimerebbe con le prove balistiche svolte da Piovan secondo cui il colpo sarebbe stato sparato inoltre da distanza ravvicinata, tra gli 80 e i 120 centimetri. L'arma sarebbe stata perfettamente funzionante e non si sarebbe potuta caricare accidentalmente. Il 12 luglio le parti si ritroveranno in aula per la discussione, alla luce della perizia. Sarà battaglia, con la difesa che potrà ovviamente sollevare dubbi ed evidenziare ulteriori aspetti. Un mese fa in caserma a Foligno era stata ricostruita la scena del delitto con prove e simulazioni a cui avevano partecipato tutte le parti in causa tese a verificare la plausibilità della versione dei fatti fornita dall'indagato agli inquirenti, che non hanno mai creduto alla ricostruzione, tanto da contestare al militare l'omicidio premeditato, pur senza rivelare ancora il movente. E chissà se nella prossima udienza, durante la discussione, possa emergere qualcosa anche su questo fronte. prima di arrivare alla sentenza.