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Coronavirus, Stefano Falcinelli (Flex Village): "Palestre, piscine e centri benessere: possiamo adeguarci, fateci riaprire"

La Flex Beach vista dagli acquascivoli

E' titolare di un centro fitness che si sviluppa su oltre 14.000 mq di superficie compreso un parco acuqatico con spiaggia di sabbia vera: 30 dipendenti diretti, 30 stagionali più un indotto di collaboratori

Sergio Casagrande
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di Sergio Casagrande All'origine era una semplice palestra di body building. Poi, nel 2004, ha cambiato sede, spirito e anima. Ed è diventata un vero e proprio villaggio del fitness e del benessere con sale di allenamento, piscine interne ed esterne, thermarium, campi da calcetto, street basket, beach volley, bar e ristorante e perfino una spiaggia di sabbia con tanto di ombrelloni, palme e acquascivoli. Più di cento attrezzi per body building e un numero infinito di attività e corsi che vanno dall'aquagym al kick boxing e che variano periodicamente secondo la richiesta e le tendenze del momento. Il Flex Village, sorto nella zona industriale di Sant'Eraclio di Foligno è cresciuto di anno in anno fino a diventare una delle eccellenze umbre del settore del fitness. Si sviluppa su una superfice totale che supera i 14.000 metri quadrati: 2.100 al coperto; e 12 mila all'aperto. E dà lavoro direttamente a 30 dipendenti fissi e 30 stagionali e indirettamente a un consistente numero di consulenti e collaboratori, quali istruttori, medici sportivi, fisioterapisti e massaggiatori. Stefano Falcinelli ne è l'ideatore e il titolare. - Il Coronavirus ha costretto anche il Flex a fermarsi. Per un'attività come la vostra, che del movimento e dell'aggregazione sociale ne fa molto di più che una ragione di vita, il danno è grande? “Sì. Perché con le attività e le attrezzature ferme ci sono comunque le spese da affrontare. E, soprattutto, gli impegni finanziari da onorare. Lo sforzo è veramente pesante sia per noi che, per creare e gestire tutto questo, siamo dovuti ricorrere a finanziamenti e leasing di portata non indifferente; sia per i dipendenti e per i collaboratori che ora si ritrovano in cassa integrazione o solo con i 600 euro di contributo dello Stato”. - Come vede il futuro? “Non sono pessimista. Ma l'importante è che ci facciano ripartire al più presto. Possiamo adeguarci rapidamente, ma devono darci da subito delle certezze: una data; e le regole da seguire. Sappiamo che non sarà più tutto come prima. E sappiamo che, per parecchio, non potremo più lavorare come prima. Ma è fondamentale ripartire rapidamente. Più stiamo fermi e più il danno economico aumenterà il suo peso rischiando anche di diventare insostenibile”. - Di dare il via libera a fitness e piscine, però, si parla davvero pochissimo. “Già. Però ho sentito che il ministro alla Salute ha accennato a una possibilità che si possa tornare in attività a giugno. Se il 4 maggio cominceranno davvero le ripartenze, a un settore come il nostro si potrebbe dare il via libera già una quindicina di giorni dopo. Capisco che altre attività, come quelle industriali e del commercio, debbano avere la precedenza. Ma perché farci aspettare di più? L'Umbria, poi, è nella situazione migliore rispetto a tutte le altre regioni italiane. Mi auguro che di questo e del nostro settore ne tenga conto  nei colloqui che ha con il Governo - e come fa il governatore del Veneto, Zaia - anche la nostra presidente Donatella Tesei. Poter anticipare sarebbe un buon segnale per gli umbri. E uno stimolo per tutti gli imprenditori”. - Palestre, centri fitness e benessere e piscine. Tutto insieme, però, visti i consigli dei virologi, non è facile farlo ripartire... “Con le giuste cautele e le opportune accortezze lo sport, in strutture come la nostra, si può fare in piena sicurezza. Ma è ovvio che tutto non lo potremo riattivare immediatamente. E che non potremo accontentare le richieste di tutti coloro che vogliono allenarsi o avere occasioni di svago. Ma già la sala attrezzi, per esempio, potrebbe riprendere l'attività e ricevere su appuntamento. Abbiamo delle aree che ci permetterebbero di garantire il giusto distanziamento anche a 25 - 30 persone alla volta. Contenendo il tempo degli allenamenti a un massimo di 90 minuti per singola persona si potrebbe creare una buona turnazione e far tornare al lavoro anche una parte del personale”. - Ma docce e spogliatoi? “Beh, a docce e spogliatoi, fino a quando l'epidemia non verrà dichiarata superata, si dovrà sicuramente rinunciare arrivando in palestra e in piscina già pronti. E rinviando la doccia a quando si torna a casa. Un disagio che, ne sono comunque convinto, molti sarebbero pronti ad affrontare. Sono davvero in tanti che in questi giorni ci chiedono quando potranno tornare ad allenarsi o quando sarà possibile servirsi delle piscine. E, se ci saranno sacrifici da fare tutti, si dicono pronti a farli”. - E gli accessi, come pensate di regolarli? “Si parla che dovremo dotarci di termoscanner. Ma un termoscanner potrebbe essere inutile. Chi viene qui, poi, non ci viene di certo se ha la febbre. Semmai sarebbe più utile un qualcosa come una certificazione sanitaria di buona salute, quel passaporto sanitario di cui qualcuno parla e che dovrebbe essere rilasciato dalle autorità sanitarie sottoponendo tutti a controlli. Ci vorrebbe anche la possibilità di eseguire test a basso costo per testare tutti i soggetti. Io, comunque, sono pronto a fare tutto quello che ci verrà chiesto di fare. Perché la salute e la salubrità dei locali dove lavoro viene prima di tutto. Non voglio che il mio centro possa diventare un luogo dove si diffonde il virus. E voglio avere tutti gli strumenti giusti per garantire a personale e ai frequentatori il rispetto delle normative e della salute. Ma - anche se sono davvero fiducioso che il nostro settore non rimarrà ancora indietro a lungo - ribadisco: si dica esattamente quello che dobbiamo fare. E si dia la possibilità di ripartire”. - E la Flex Beach? E' vero che ogni estate arrivavano anche da fuori regione per farsi un bagno nelle vostre piscine e per prendere il sole sdraiati sulla spiaggetta? “Sì. E' vero, soprattutto da quella parte delle Marche che è più lontana dal mare che da Foligno. Anche questa struttura sono sicuro che potremo riaprila. Già abbiamo ombrelloni e lettini posizionati a tre metri e mezzo uno dall'altro. Potrebbe, quindi, essere sufficiente alternare quelli da occupare. E, con il giusto distanziamento garantito, la Flex Beach potrà tornare ad essere la spiaggia di tutti coloro che - stavolta anche per colpa di quest'epidemia - non possono raggiungere la riviera”. Per quanto riguarda palestre, centri sportivi, piscine, centri benessere, centri termali il Governo ad oggi non ha ancora contemplato queste attività in quelle che potranno riaprire fatta eccezione per le strutture che sono autorizzate a erogare prestazioni riconosciute nei livelli essenziali di assistenza. In Umbria sono disseminati equamente in tutto il territorio delle due province e il settore del fitness e del benessere rappresenta, oltre che un'attività imprenditoriale, anche una opportunità di lavoro. Per l'Umbria non si hanno dati, ma per quanto riguarda l'Italia si stima che solo il fitness offra almeno 120 mila posti di lavoro, con una richiesta che fino al 2019 era in aumento, soprattutto per specifiche professionalità tecniche come i laureati in scienze motorie. [email protected] Twitter: @essecia