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I "pezzi staccati di Giulio Cesare" alla riconquista della città

Giulietta Mastroianni
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Il vantaggio che si rinnova anno dopo anno al Festival dei Due Mondi, giunto alla sua cinquantanovesima edizione, è potersi perdere tra le arti, musica danza, teatro, performance audiovisive, tra i turisti curiosi, gli appassionati del festival, e gli addetti ai lavori, sperimentando in una sola giornata le realizzazioni più eterogenee in luoghi lontani da loro e spesso anche dall'arte che li ha generati. Non è dunque tanto la novità di partecipare a degli spettacoli in anteprima o prima assoluta italiana la conquista nell'avere un festival a portata di mano nella regione che riunisce i grandi nomi dell'arte specialmente teatrale,  quanto il vederli calati e incistati nella città, riscoprendo talvolta anche la bellezza e il senso della città stessa. Nello spettacolo di Romeo Castellucci  “Giulio Cesare. Pezzi staccati”, dedicato all'ars oratoria, come desumibile sin dal “quadro” sottocitato de “e la volpe disse al corvo. Corso di linguistica generale”, con frammenti portati in scena dallo spettacolo che ha debuttato nel 1997, il valore aggiunto sta non tanto nella riduzione selettiva dell'opera, ma nel vedere per esempio il corpo di Giulio Cesare, avvolto nel suo stesso mantello rosso, come lo si ricorda in vita e durante l'assassinio, trasportato direttamente all'uscita della Basilica longobarda di San Salvatore nel cimitero Monumentale antistante, oppure guardare gli uccelli volare sopra il silenzio “rumoroso” di Giulio Cesare, costretto al solo suono dall'impossibilità di uscire dalla congiura per difesa del suo dire. Marco Antonio è laringectomizzato, parla delle sue ragioni dal piedistallo mutilato di Cesare con una lingua ricca e muta, adducendo prove che si riducono all'incomprensione della ragione, Vsky è colui che conosce la verità e che la svela introducendosi una microcamera endoscopica nella cavità orale per confondere la sua lingua con il vibrare delle sue corde, la componente organica e strutturale con il senso e la verità, oscurata dalla rottura delle lampadine, che nel finale, porteranno al buio progressivo delle ragioni.