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Cina, torna l'emergenza Covid: ospedali al collasso a Shanghai

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Covid, torna l'emergenza in Cina. Segnatamente a Shanghai, una delle città più ricche del Paese. Si registrano ospedali sovraffollati della città, con  i pazienti anziani stanno sovraccaricando i servizi di emergenza. La situazione sanitaria è particolarmente critica. Dal mese scorso, circa il 70% della popolazione, ovvero circa 18 milioni di persone, ha contratto il virus, secondo i media ufficiali. In due ospedali della megalopoli, centinaia si sono attaccati a flebo o a bombole di ossigeno e sono sottoposti a monitor cardiaci. Alcuni pazienti, raccontano testimoni, sembrano privi di vita. Altri vengono curati fuori dall'edificio, sul marciapiede.

 

Anche le autorità ormai ammettono che la portata dell'epidemia è "impossibile" da determinare, poiché i test di screening non sono più obbligatori e i dati sono frammentari. In poco tempo, il sistema sanitario è stato letteralmente sopraffatto, con le farmacie inondate di richieste di medicinali anti-febbre e i crematori inondati dall'afflusso dei morti. 

Frattanto in un’intervista a Fanpage.it, Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), ha spiegato l’eventuale impatto di quanto sta succedendo in Cina, dove si sta registrando un boom di contagi Covid dopo l’abbandono della strategia Zero Covid. «Tutto dipende dalle varianti che si svilupperanno in Cina e arriveranno in Europa e quindi in Italia.

 

 

Per adesso quelle che stanno circolando e che abbiamo isolato nei passeggeri arrivati dalla Cina hanno tutte già circolato precedentemente nel nostro Paese, e questo è un fatto tranquillizzante. Non stanno arrivando molti dati da Pechino per cui non sappiamo esattamente lì cosa sta accadendo. Possiamo dire che per quelle che sono le informazioni che abbiamo al momento, le varianti che circolano, essendo già circolate anche da noi, in qualche modo sono protette dalle vaccinazioni che abbiamo fatto.».